Riscoprire l’anno liturgico

Purtroppo ci si accorge delle cose, come anche delle persone, quando terminano oppure quando iniziano. Di esse non è facile oppure non è scontato avere una continua consapevolezza nello scorrere del loro tempo e della loro presenza. Ciò succede anche nei confronti di quel dono prezioso che la Chiesa ci consegna sotto il nome di “anno liturgico”. Nella sua apparente ripetitività, che potrebbe essere percepita, quindi vissuta, come un’abitudine, senza significatività e quindi senza incisività nella propria vita cristiana, intesa come una permanente e comunitaria educazione alla fede nel Risorto, l’anno liturgico è sempre da riscoprire, nonché da rivalorizzare di anno in anno.

IL PERCORSO La comunità cresce e matura nella fede con l’anno liturgico; ma c’è anche un rapporto di “viceversa”, cioè esso cresce sempre più in profondità nella comunità cristiana se in essa si inserisce. Ci vuole una corretta e vera circolarità tra queste due realtà, cioè l’anno liturgico e la vita della comunità. In base alla storia dell’anno liturgico, si sa che esso si è formato gradualmente per arrivare alla sua composizione attuale. Come a dire che la Chiesa ha sì camminato, ma cercando di prendersi del tempo, di avere una gradualità e operando attraverso vari tentativi, apportando anche aggiornamenti, revisioni, cambiamenti per la stesura dell’anno liturgico. In questa prospettiva si può cogliere un metodo ecclesiale per l’azione pastorale anche nel nostro contesto attuale. È il metodo di lasciarsi effettivamente guidare dallo Spirito e dall’umanità inserita nella storia; è il metodo che non tiene particolarmente conto di noi, con le prospettive, le visuali di ciascuno di noi. Si tratta del metodo della “estroversione” e non dell’autoreferenzialità.

È il metodo del “lasciarsi fare”. Infatti l’anno liturgico è stato delineato sotto la guida dello Spirito, più che dai soggetti umani.

IDENTICI E DIVERSI Se l’anno liturgico non si è formato tutto e subito come lo celebriamo noi oggi, ciò può far sorgere in noi un animo colmo di pazienza, senza una certa qual frenesia; il tutto accompagnato con il fermo proposito di camminare. E poi, se l’anno liturgico sembrerebbe sempre uguale, però non sempre uguali siamo noi, ciascuno di noi. Infatti noi non siamo uguali all’anno scorso; possono cambiare le nostre situazioni, la nostra vita, i nostri desideri. Tenendo sempre presente, sotto gli occhi, ciò che la Chiesa oggi dice (“norma”) riguardo l’anno liturgico, c’è un classico libro intitolato “L’anno liturgico. Cristo festa della Chiesa. Storia, celebrazione, teologia, spiritualità, pastorale”. Di questo libro indico in particolare nel Capitolo VII i paragrafi 2 e 3. Lì la tesi è che l’anno liturgico è luogo di formazione della comunità cristiana. Attenzione: un luogo. Si tratta di formazione; è chiamata in causa la comunità cristiana.

NON TRASCURABILE Sono termini che vanno ben soppesati, su di essi bisognerebbe soffermarsi molto tempo e assumere il coraggio di una revisione riguardo alla modalità secondo cui viene “gestito” l’anno liturgico. Una domanda. Se l’anno liturgico ha il compito educativo in ordine alla formazione della comunità cristiana, perché andare alla ricerca d’altro? Perché avanzare altre proposte formative, con il rischio di trascurare la cura da dedicare all’anno liturgico come scuola permanente?

don Giancarlo Vergano

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