Addio a Gianni Gastaldo, il compositore dei “big”

Lutto nel mondo della musica. Il 31 dicembre è morto a 71 anni il tastierista, compositore e produttore discografico Gianni Gastaldo, nato il 3 febbraio 1953 a Mede e residente a Borgolavezzaro, dove domani,  venerdì 3 gennaio, si svolgeranno i funerali alle 14.30 alla chiesa parrocchiale.

MUSICISTA DEI “BIG” Dopo la gavetta come tastierista in varie orchestre moderne, aveva iniziato a scrivere brani per alcuni dei più noti “big” della musica italiana, da Gianni Nazzaro a Raffaella Carrà, da Don Backy a Fiordaliso, a Bobby Solo e Little Tony. Nel 1980 aveva aperto uno studio di registrazione a San Giorgio Lomellina, dove svolgeva l’attività di produttore sia per cantanti famosi che per giovani esordienti. Lo testimoniano numerose fotografie di cantanti e personaggi del mondo dello spettacolo, appese nella bacheca dello studio: Fiordaliso, Maria Teresa Ruta, Maria Giovanna Elmi, Roby Baggio, Carla Fracci, Brigitte Nielsen, Marco Ferradini, Enrico Musiani.  Gastaldo è stato anche autore delle musiche di scena per alcune commedie della compagnia dialettale dei Legnanesi (“Un due tre, ghe finì i danè”, “Olè, miseria, rogna e dispiasè”).

NILLA PIZZI TESTIMONE DI NOZZE La testimone del suo matrimonio con Antonietta Massone è stata l’amica Nilla Pizzi. «Era una gran signora – aveva dichiarato a L’Araldo in un’intervista nel 2012 – e qualche malelingua diceva che le piaceva farsi offrire il pranzo, invece ho potuto constatare che era una persona molto generosa. Mi ha colpito molto anche Mino Reitano, per la sua umanità». Così Gastaldo parlava del suo lavoro di compositore:

«L’autore passa sempre in secondo piano: si parla di una canzone “della Pausini”, non “di Bigazzi”. Vito Pallavicini, il paroliere, mi diceva: “Ho venduto 20 milioni di dischi nel mondo, ma la gente non sa nemmeno chi sono”. E’ il cantante che appare, si espone al pubblico, e riscuote l’eventuale successo. Una volta la musica rappresentava una torta con grosse fette per tutti. Ora che non è rimasto più niente da mordere, ci si tiene stretti anche le briciole, e così ci cerca di apparire più del dovuto. Siamo diventati avidi, e questo desiderio di apparire ha contagiato anche il pubblico. La gente vuole essere protagonista, ora non puoi nemmeno più andare in un locale per rilassarti e bere qualcosa in santa pace, perché trovi sempre qualcuno col karaoke che vuole far sentire a tutti costi la sua interpretazione di questa o quella canzone. La vera musica, in questo momento, è scomparsa».

CANZONI COME FIGLI E ancora: «Ogni canzone è un po’ come un figlio, è una mia creatura. E l’ultima è sempre la più bella. Per comporre musica ho bisogno di essere sereno, a differenza di altri colleghi, che trovano ispirazione nella malinconia. L’ispirazione non si comanda, e rischia venir soffocata dai problemi, dalle preoccupazioni per la famiglia e il lavoro. Quando ero più giovane avevo meno responsabilità, meno problemi. Ma la vita porta via troppo tempo e pensieri: se sono triste non cavo un ragno dal buco».

Davide Zardo

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