Stranieri al Vidari, italiani al Ricci?

Una scuola elementare per gli italiani e una per gli stranieri? Dai dati disponibili delle nuove iscrizioni, sembra emergere che la scuola Ricci, pur essendo situata in una zona periferica, abbia registrato un numero di iscrizioni superiore (54) rispetto alla Vidari (52), storicamente considerata un punto di riferimento per la città. In particolare si è diffusa l’idea che alla scuola Vidari vi sia una prevalenza di alunni di origine straniera, mentre alla Ricci l’utenza sia composta quasi esclusivamente da studenti italiani. Una percezione che corrisponde alla realtà?

NESSUN TREND Massimo Camola, dirigente dell’Ic di via Valletta Fogliano, che gestisce le due scuole primarie, non ha dubbi e nega l’ipotesi avanzata. «L’Araldo, già lo scorso anno, aveva proposto la medesima riflessione, ma ritengo che non ci siano elementi per avallare il fatto che si tratti di un trend di questo genere». Secondo il dirigente scolastico, inoltre «la scuola primaria Ricci direi, anzitutto, che non sia così periferica, distando poco più di un chilometro dal Parco Parri e un chilometro e mezzo dalla Piazza Ducale. Vorrei anche sottolineare – aggiunge – che l’utenza della scuola non è affatto composta quasi esclusivamente da studenti italiani: le domande di iscrizione per l’anno scolastico 2025-2026 provengono per quasi la metà da famiglie di origine non italiana, residenti nell’area di riferimento. Alcuni alunni, che è stato necessario reindirizzare per esigenze di capienza, non hanno avuto problemi a spostarsi al Vidari». Insomma, secondo Massimo Camola, nessuna diversificazione legata direttamente o indirettamente ai flussi migratori che prediligono una scuola piuttosto che un’altra. Il dirigente dell’Ic di via Valletta Fogliano aggiunge inoltre che «allo stesso modo, il tradizionale bacino di utenza della primaria Vidari vede una presenza molto significativa di alunni provenienti da altri Paesi. Tra gli iscritti in prima poco meno della metà è di cittadinanza italiana; sono rappresentate poi altre nazioni europee e non».

Non dimentichiamo, infine, che una cinquantina di anni fa le stesse aree si erano ripopolate grazie all’emigrazione interna dal Sud Italia dovuta allo sviluppo dell’industria calzaturiera.

MULTICULTURALITÁ Insomma, secondo l’analisi sociologica del preside Camola, che fa riferimento anche alla tradizione migratoria che ha caratterizzato la storia di Vigevano, non ci sono luoghi a cui sono orientati studenti italiani e studenti stranieri. «La mia convinzione – sottolinea ancora il dirigente – è che, in un’epoca di multiculturalità, ciò che sembra prevalere è la scelta di praticità e vicinanza alla residenza, oltre alla continuità rispetto alla frequenza alla scuola dell’Infanzia, decisamente preponderante per i bambini di ogni provenienza, mantenendo ove possibile i legami con compagne e compagni di sezione. Tra la sessantina di futuri “remigini” del Vidari, meno di una decina non ha frequentato la scuola dell’infanzia, cantiere ideale per l’apprendimento della lingua italiana».

Massimo Sala

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