Nuova geopolitica: Europa senza rete?

La brutalità di Trump è sostanza e l’Ue dovrà essere pronta a gestire gli sviluppi della guerra in Ucraina, ma anche a fare i conti col disimpegno americano nell’ambito della sicurezza militare. Marco Clementi, docente di Relazioni internazionali all’università degli studi di Pavia, indica alcune linee di tendenza che attraversano il Vecchio continente.

Professore, se la guerra dovesse finire oggi sarebbe una vittoria della Russia?

«La fine del conflitto nella situazione attuale sancirebbe il controllo russo su circa il 20% del territorio dell’Ucraina come stato sovrano. Nonostante l’Ucraina sia riuscita ad arginare l’invasione russa molto più di quanto ci si potesse aspettare all’inizio del conflitto, questa situazione avvantaggia la Russia. Non è detto tuttavia che le conquiste territoriali ottenute basteranno a Putin per giustificare la guerra, porsi come vincitore del conflitto e, da quella posizione, pretendere di dettare i termini e le regole del dopo-guerra».

Secondo alcuni commentatori, l’Ucraina sarebbe potuta arrivare prima a un accordo, è così?

«In quanto guerra aggressiva verso un paese che difende legittimamente il suo territorio sovrano, la prosecuzione della guerra in Ucraina è la diretta conseguenza della volontà russa di continuare l’aggressione. Ciò detto, l’effetto congiunto delle sanzioni alla Russia e del sostegno economico, tecnologico e militare all’Ucraina non sembra avere portato gli effetti che la coalizione internazionale che si è schierata in difesa del paese sperava. Si stima che il consumo delle riserve finanziarie e militari della Russia diventerà rilevante nei prossimi anni, ma questo consumo è stato meno intenso e rapido di quanto ci si aspettasse, anche grazie all’aggiramento delle sanzioni internazionali e all’aiuto logistico e in forniture militari di Bielorussia, Iran e Corea del Nord (che ha anche mandato forze armate a combattere sul campo). Di fronte a questa inattesa resilienza russa, i paesi occidentali hanno dovuto mettere in discussione il sostegno incondizionato all’Ucraina, che prevedeva un solo esito al conflitto: la liberazione di tutto il territorio occupato dal 2014 in poi. Si può pensare che la fiducia in questo obbiettivo abbia ridotto la disponibilità a sfruttare gli eventuali spiragli di confronto diplomatico con Putin, anche perché quella disponibilità avrebbe potuto mettere in difficoltà la leadership ucraina al proprio interno.

È però difficile valutare quanto quegli spiragli negoziali siano stati davvero credibili, anche perché Mosca ha ripetutamente avanzato una precondizione difficile da accettare e realizzare e cioè la rimozione della leadership ucraina, la controparte.

Qual è lo scenario di medio termine, una prospettiva “coreana”, “polacca” o un’alternanza di tregue come in Medio Oriente?

«La partizione del paese sembra lo scenario più probabile, con una divisione territoriale lungo una linea più o meno condivisa ma giudicata illegittima da entrambe le parti (e dagli alleati), con conseguenti tensioni periodiche e scontri a bassa intensità. In uno scenario di questo tipo la mancanza di credibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina darebbe mano libera a ulteriori operazioni russe volte all’espansione territoriale o alla creazione di focolai di instabilità su scala continentale».

Marco Clementi
Marco Clementi

Il duro scontro tra Zelensky e Trump (Vance) andato in scena alla Casa Bianca rientra solo in una dinamica di “spettacolarizzazione” delle relazioni internazionali o cambia il modo in cui si tratta a livello internazionale?

«L’incontro del presidente Zelensky con il presidente Trump e il suo vice Vance è stato un evento del tutto inedito, che ha stupito per forma e contenuti. Si è trattato di un episodio costruito per spettacolarizzare il nuovo approccio dell’Amministrazione Trump e affermare in modo plateale le differenze fra l’Amministrazione in carica e quella del presidente Biden. Sul piano dei contenuti, la forma quasi brutale del confronto è stata efficace rappresentazione della centralità che il presidente Trump intende dare ai rapporti di forza nella politica internazionale e delle conseguenze che ne discendono. Fra queste, in base alle “carte da giocare”, la normalizzazione della Russia di Putin e la marginalizzazione delle ragioni dell’Ucraina di Zelensky. Una forma che è anche sostanza, poiché ha diffuso in modo inequivocabile e su scala planetaria il dubbio circa la credibilità della volontà americana di contribuire alla sicurezza collettiva europea».

Che cos’è oggi l’Ue nello scacchiere internazionale?

«L’Ue è un soggetto economicamente molto rilevante, che rappresenta circa il 14% del commercio e il 17% del PIL mondiali e che ha trovato nelle procedure complesse e macchinose con cui decide sulle questioni militari una forma della pacificazione dei rapporti fra i suoi membri e sul continente europeo. Nel contesto attuale, in cui si incrociano l’amento della tensione internazionale, i comportamenti di grandi potenze che vogliono rivedere in modo anche bellicoso l’ordine politico europeo e il disimpegno dall’Europa degli Stati Uniti, la sicurezza europea dipenderà sempre più anche dalla capacità dell’Ue di sviluppare una forza militare autonoma. Se questo obbiettivo fosse perseguito tramite una spesa congiunta e coordinata, così da valorizzare le specializzazioni militari nazionali, i membri dell’Ue potrebbero moltiplicare la propria sicurezza senza moltiplicare nella stessa misura le proprie spese militari e, al tempo stesso, farebbero crescere gli incentivi a trovare soluzioni politiche unitarie per gestire e indirizzare le risorse militari comuni».

Edoardo Casati

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