La prima fumata, alle 21.04, al termine dello scrutinio inaugurale, è nera. Nera come la notte che cala su una piazza San Pietro col fiato sospeso. Nera, come da tradizione quando il primo scrutinio non porta ancora a un consenso. Nessuna decisione, nessun nome che emerga tra i porporati come successore di Pietro. Di bianco, per adesso, c’è solo un gabbiano che va e viene sul tetto. Ma in quel fumo che sale denso dal comignolo della Cappella Sistina non c’è delusione: c’è l’inizio del mistero, del discernimento, del silenzio orante. Il cielo osserva, e sotto la cupola di Michelangelo si levano preghiere sussurrate, sguardi cercati, riflessioni profonde. I 133 cardinali, immersi in un tempo fuori dal tempo, sono ora affidati alla voce silenziosa dello Spirito. Là dentro non valgono le ambizioni, non contano le simpatie: c’è solo un interrogativo che risuona nei cuori:
Chi ci guiderà?
Tutto è cominciato nel silenzio. Non quello vuoto, ma un silenzio denso, carico di attesa, come se il marmo stesso di San Pietro trattenesse il respiro. Mercoledì 7 maggio, sotto un cielo incerto e uno sguardo antico che veglia dalla cupola, si è aperto in Vaticano il conclave: il cuore segreto della Chiesa batte nella Cappella Sistina, dove i cardinali si sono chiusi tra gli affreschi del Giudizio per cercare un nome, un volto, una guida.
Fuori, la folla attende. Turisti e fedeli si stringono, occhi puntati al comignolo. Qualcuno prega. Altri sperano. Altri ancora piangono. Ogni conclave è anche un’attesa collettiva, un respiro trattenuto dell’umanità intera. La prossima fumata potrebbe cambiare la storia. Ma per ora è nera. E con lei il tempo della scelta resta sospeso.
Davide Zardo

