Ci vorrà tempo per comprendere quali saranno le direttrici su cui si muoverà il pontificato di papa Leone XIV, ma sin dalle prime apparizioni, con frasi chiare e allo stesso tempo profonde per il loro legame con il percorso millenario della Chiesa, ha iniziato a delineare alcuni assi che potrebbero essere quelli portanti della sua azione. Tra le altre è possibile individuare quattro parole chiave, due rivolte al mondo e al ruolo che la Chiesa in esso esercita e due più indirizzate alla Chiesa stessa, laici e pastori. Da un lato “pace”, ribadito a più riprese e non concessione manieristica, e “rivoluzione industriale”, per stessa sottolineatura di papa Prevost, dall’altro lato “missione” – un aspetto strettamente connesso all’umiltà – e “sinodalità”, quest’ultima quasi tratto stilistico di tutte le prime uscite del pontefice.

PACE «La pace sia con tutti voi». Sono letteralmente le prime parole di papa Leone XIV affacciato sulla loggia di piazza San Pietro. Qualche commentatore con leggerezza lo ha definito un appello “di circostanza”, invece il pontefice ha dimostrato che questa sarà una delle parole chiave più importanti del pontificato per quanto riguarda la proiezione nel mondo della Chiesa, richiamandola tanto nel primo “Regina Coeli” quanto nell’incontro con i media. Una pace che Leone XIV ha già definito con chiarezza attraverso quattro aggettivi: «Disarmata e disarmante, umile e perseverante». «Disarmata e disarmante» è la stessa endiadi – una figura retorica che pare cara al nuovo pontefice – scelta per la comunicazione. Una traccia di partenza: disarmare le parole e il linguaggio per essere disarmanti, cioè togliere la volontà di reagire all’interlocutore, attraverso l’umiltà e la perseveranza, che richiamano la «bandiera bianca» tanto scandalosa quanto cristiana di papa Francesco.
RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Quale “Leone” aveva in mente papa Prevost scegliendo il suo nome? Lo ha chiarito parlando con i cardinali: «Principalmente perché il papa Leone XIII, con la storica Enciclica “Rerum novarum”, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro». Dunque il lavoro e le rivoluzioni nell’ambiente, nella società, nella cultura (nella devozione) che l’umanità ha vissuto a ogni cambio di paradigma produttivo, come accadrà anche con l’IA (richiamata anche con la stampa per il «suo potenziale immenso che richiede però responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti»).
Un compito che Leone XIV assume in continuità con la “Rerum Novarum”, con il Concilio Vaticano II e con l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”.
MISSIONE (E UMILTÀ) Affacciandosi dalla loggia della basilica di San Pietro, Leone XIV ha esortato a lavorare «come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari». Ai cardinali ha confidato di aver accettato «un gioco chiaramente di gran lunga superiore alle mie forze», confortato dalla «vostra presenza» che «mi ricorda che il Signore, che mi ha affidato questa missione, non mi lascia solo». Una missione che il Papa, «un umile servitore di Dio e dei fratelli, non altro che questo», e la Chiesa devono portare avanti con umiltà, «ricordando che Dio ama comunicarsi, più che nel fragore del tuono e del terremoto, nel “sussurro di una brezza leggera” (1Re 19,12)». Nella messa “Pro Ecclesia” che Leone XIV – la cui biografia racconta l’importanza della dimensione missionaria vissuta a livello personale – ha messo al centro da un lato la necessità di essere testimoni di Cristo nelle “Cesaree” odierne per annunciare che Gesù è «il Cristo, il Figlio del Dio Vivente», ammonendo contro il rischio di un «ateismo di fatto», dall’altro lato quella di «sparire perché rimanga Cristo» sia nel non cercare protagonismo sia nello «spendersi fino in fondo».
SINODALITÀ Papa Prevost vi ha fatto riferimento in maniera implicita ed esplicita soprattutto nell’incontro con i cardinali, quando ha riflettuto sul fatto che la missione ricevuta dal Signore non dovrà portarla avanti da solo e in seguito quando ha tracciato una linea di continuità da Francesco fino al Vaticano II, richiamando la Evangelii Gaudium e «la crescita nella collegialità e nella sinodalità». Allo stesso modo nella prima benedizione “Urbi et orbi” ha parlato di «camminare insieme a voi, come Chiesa unita» e ha citato sant’Agostino, «con voi sono cristiano e per voi vescovo», così «in questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato». Anche incontrando la stampa ha riflettuto sul fatto che «la comunicazione infatti non è solo trasmissione di informazione ma è creazione di una cultura di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto», anzi «una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana».
Giuseppe Del Signore

