Una parabola umana e sportiva, la storia di rinascita e riscatto di un campione che ha conosciuto la sofferenza del carcere.
BATTAGLIA LEGALE Michele Padovano, ex campione d’Europa nel 1996 con la Juventus, è stato il secondo ospite del progetto “a scuola di pace” organizzato dall’IIS Caramuel Roncalli con la diocesi di Vigevano. Nell’auditorium dell’istituto venerdì 9 maggio, tra immagini, filmati dei suoi gol inizia a raccontare la sua storia, il suo percorso di vita e di rinascita. La sua storia va oltre il rettangolo di gioco, e con la sua mente torna indietro nel tempo, nel 2006, quando è stato arrestato perché accusato di essere coinvolto in un traffico di droga: «Ho trascorso dieci giorni in isolamento – racconta Padovano – non potevo farmi nemmeno una doccia. Tutto questo da innocente, perché l’unica cosa che ho fatto è aver prestato 36mila euro a un mio amico. Sono stato accusato e condannato ingiustamente poi sono stato assolto. In 17 anni la mia vita è cambiata. Avevo proprietà immobiliari, avevo guadagnato bene con il mio lavoro, in questi anni ho dovuto pensare a difendermi. Oggi non ho più niente, ma non sono mai stato così ricco: ho una famiglia meravigliosa con cui siamo più uniti che mai. Senza il supporto della mia famiglia non ce l’avrei fatta».
RISCATTO Una battaglia legale che ha cambiato per sempre la vita di Padovano, tanto da convincerlo a scrivere e raccontare su un libro la sua storia intitolato “Tra la Champions e la libertà”. Un campione che in un batter d’occhio ha perso le sue certezze, ma allo stesso tempo ha capito quali fossero gli amici, dentro e fuori dal campo, su cui poter contare. E tra questi c’era «Gianluca Vialli – ricorda Padovano – uno dei pochi a essermi sempre rimasto vicino. I veri amici si vedono proprio durante i momenti di difficoltà». Trasmette ai ragazzi la sua passione per il calcio, grazie alla quale è riuscito a vincere con la casacca bianconera la competizione più prestigiosa per club, allo stesso tempo però ha un messaggio che trascende dal mondo del calcio:
Non bisogna mai perdere la speranza di lottare, a prescindere dalle difficoltà che la vita ha in serbo per noi. Le cose più importanti nella vita non sono cose, non sono i soldi, sono gli amici, la famiglia, sono le persone di cui ci fidiamo.
Al termine del suo racconto non poteva mancare il momento del firma copie e di scattare qualche foto insieme a tifosi, ragazzi, che hanno avuto modo di conoscere, parlando di calcio, uno degli ultimi giocatori bianconeri ad aver vinto la Champions League.
Edoardo Varese

