Dalla Bozzola arriva una secca smentita a ogni coinvolgimento nei fatti relativi al delitto di Garlasco e la diffida ad accostare l’attività del santuario a contesti estranei a quello puramente spirituale. È quanto viene dichiarato in una nota del Superiore generale della Congregazione della Sacra Famiglia che gestisce le attività del santuario della Bozzola.
LA NOTA «La Congregazione della Sacra Famiglia, nella persona del Superiore Generale, a fronte delle recenti notizie apparse sugli organi di stampa e nei mezzi di comunicazione, diffida formalmente chiunque dal diffondere ulteriori illazioni, insinuazioni o notizie prive di fondamento che tendano a collegare il Santuario della Bozzola con l’indagine condotta dalla Procura di Pavia in merito all’omicidio della giovane Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007 – si legge infatti nel comunicato – La Congregazione smentisce categoricamente qualsiasi coinvolgimento diretto o indiretto dei propri membri nei fatti oggetto dell’indagine; condanna con fermezza ogni tentativo di accostare impropriamente il Santuario della Bozzola a contesti che esulano dalla sua missione esclusivamente spirituale, devozionale e pastorale». Nella nota la Congregazione inoltre «ribadisce con fermezza che le attività che si svolgono nel Santuario sono esclusivamente spirituali e di preghiera; esse si svolgono nel pieno rispetto delle normative ecclesiastiche e civili; l’impegno dei religiosi e dei fedeli che frequentano il Santuario è volto unicamente alla promozione del culto, alla preghiera e all’accoglienza spirituale».
DIFFIDA Alcune ricostruzioni di queste settimane hanno cercato di ricondurre l’omicidio di Chiara Poggi ad alcune sue indagini, mai dimostrate da alcuna prova, legate a presunti festini a luci rosse a Garlasco. Una pista che non ha trovato alcun riscontro. Nel 2014 un sacerdote del santuario fu vittima di un ricatto: fatti che non hanno comunque alcuna corrispondenza con il delitto avvenuto 7 anni prima e sulla quale sono già state compiute le dovute indagini, come afferma la Congregazione. «In relazione ai fatti del 2014, già oggetto di accertamenti da parte della magistratura, la Congregazione precisa che gli organi giuridici della Chiesa sono intervenuti nei limiti delle proprie competenze; nessuna irregolarità è stata riscontrata in merito all’operato della Congregazione». «Pertanto – conclude la nota – si invita e in ogni caso diffida gli organi di stampa, ogni singolo giornalista e chiunque diffonda pubblicamente tali notizie, a cessare immediatamente la diffusione di contenuti non verificati e/o comunque lesivi della reputazione della Congregazione, riservandosi quest’ultima il diritto di tutelare la propria immagine e il buon nome del Santuario in tutte le sedi legali opportune, civili e penali».
Alessio Facciolo

