La relazione infinita tra Persia e Occidente

Le 14 bombe bunker-buster planate nei cieli di Fordow, Natanz e Isfahan sono la nuova tappa di uno scontro millenario tra l’Oriente incarnato dalla Persia (il nome che ha avuto per millenni fino alla rivoluzione islamica del 1979) e l’Occidente. L’irriducibile nemico, prima conquistatore, poi terra di conquista e di giochi coloniali, tanto che il confronto con l’impero persiano è alla radice del mito fondativo di Occidente e di Europa.

(Photo by Carlos Barria / Pool / Afp)

LIBERTÀ VS MELTING POT Nel V secolo aC gli Immortali di Dario e Serse cercano di annettere le poleis greche, chiedono «terra e acqua» come scrive Erodoto nelle Storie. Una formula che implicitamente voleva dire sottomissione: cosa sarebbe successo se Sparta, Atene e le altre città avessero accettato? Anche in Europa si sarebbe parlato farsi (l’antica lingua persiana, da non confondere con l’arabo)? Da una parte le città stato elleniche che rivendicavano la libertà, dall’altra uno dei più grandi imperi che il mondo aveva conosciuto fino a quel momento; gli Achemenidi erano autoritari sì – come del resto praticamente tutti gli imperi dell’epoca – ma anche un esperimento di tolleranza innovativo per l’epoca. Lo ricordano tanto la storiografia quanto la Bibbia: nel VI secolo aC Ciro il Grande, dopo aver conquistato Babilonia, concede agli Ebrei di tornare in Giudea e di ricostruire il Tempio (il secondo, che sarà distrutto dai Romani). Non così le poleis, esempio di libertà sì, ma allo stesso tempo di intolleranza e chiusura verso i «barbari» (chiunque non parlasse greco, la parola in origine era un’onomatopea per descrivere l’incomprensibile «bar-bar» delle altre lingue), ma pure verso le città stato rivali, basti citare la guerra del Peloponneso.

SCONFITTA E CONQUISTA La storia è più complessa di una divisione manichea tra “buoni” e “cattivi”. In ogni caso il sogno di Dario e Serse di penetrare nel Mediterraneo resta tale, prima a Maratona, poi alle Termopili, quindi a Salamina i Greci respingono l’invasore. Pochi decenni dopo i ruoli si invertono, Alessandro, diventato Magno anche e soprattutto grazie alle imprese ai danni della Persia, fa di tutto il Medio Oriente terra di conquista. Incoronato faraone, sconfigge nella battaglia di Isso (e poi definitivamente a Gaugamela) il rivale Dario III, una scena raccontata dal meraviglioso mosaico ritrovato nella casa del Fauno a Pompei. Alessandro Magno pone la sua capitale a Babilonia, nell’odierno Iraq, ma non disdegna di risiedere anche a Persepoli e Susa. Morto il macedone e dissoltosi l’impero da lui costruito, nei territori dell’Iran sorge l’impero seleucide, guidato da Seleuco Nicatore, uno dei luogotenenti di Alessandro, e dalla sua dinastia fino al I secolo aC.

ROMA Le armi tornano a parlare con l’avvento di Roma. La “Res publica” trasforma in provincia una parte del regno persiano, ma il grosso confluisce nell’impero partico. Crasso, alla ricerca di un successo militare che lo togliesse dall’ombra di Cesare e Pompeo, tenterà contro questa nuova entità una sfortunata spedizione militare, che si concluderà in disfatta con la cattura delle insegne delle legioni e dello stesso Crasso, a cui i Parti, anch’essi a conoscenza dell’immensa ricchezza del triumviro (in parte accumulata grazie al monopolio dei vigili del fuoco in una città Roma, fatta in gran parte di legno e dove i “pompieri” erano di fatto gestiti privatamente, ma questa è un’altra storia), secondo la leggenda avrebbero versato oro fuso in gola. Niente di trascendentale per un popolo che ha regalato al mondo anche lo “scafismo”, una procedura che prevedeva di intrappolare il condannato tra due barche, dargli da mangiare solo latte e miele e provocarne la morte per marcescenza e per divoramento a opera di parassiti e insetti. Roma si sarebbe comunque vendicata: il più grande successo militare romano lo ottiene Traiano nel 117 dC, sottomettendo la Partia e riducendola al rango di provincia di Mesopotamia. La “pax romana” raggiunge la sua massima espansione, dal mare del Nord al golfo Persico, ma è difficile tenere insieme un soggetto statuale di queste dimensioni e il successore, Adriano, abbandona la regione mediorientale.

Qualche secolo dopo, una Roma ormai declinante subirà l’onta, a opera dell’impero Sasanide, di un imperatore, Valeriano, catturato in battaglia nel 259 e morto prigioniero ai lavori forzati.

DISTANTI Chiusa l’età classica il medioevo segna l’avvento di due nuovi popoli destinati a separare per secoli i rivali; si tratta degli arabi e dei turchi, i nuovi padroni dello spazio mediorientale e nordafricano. I primi si spingono fino in Spagna, anzi fino a Poitiers, e fino in India, inglobando la Persia nei califfati omayyade e abbaside, i secondi iniziano un conflitto secolare con entrambi, assediano più volte Vienna e tentano di rovesciare e sottomettere i Safavidi. Col lento declino dell’impero ottomano europei e persiani tornano a incontrarsi: il Regno Unito e la Russia fanno dell’Asia centrale il teatro principale del “Great Game”, il “Grande Gioco” coloniale che contrappone le due potenze. Nonostante il nome, non è un periodo felice per chi vive in queste terre, solo per citare un episodio la “Grande carestia” del 1870-71 uccide 2 milioni di persone. In questo contesto matura la rivoluzione che nel 1906 porta alla nascita della Persia moderna, con un Parlamento (il “Majlis”) e ispirata ai principi liberali dell’epoca.

La conferenza di Teheran del 1943
La conferenza di Teheran del 1943

IL PETROLIO E LO SCIÀ Poco dopo si scoprono i primi giacimenti petroliferi, su cui la Gran Bretagna estende la sua influenza. La prima guerra mondiale e all’insegna dell’instabilità, da cui nel 1921 emerge Reza Khan, poi divenuto Reza Shah nel 1925, anno di fondazione della dinastia Pahlavi, la quale tenta la via della modernizzazione, anche forzata (come il divieto di indossare l’hijab per le donne). Durante la seconda guerra mondiale la Persia, sempre legata al Regno Unito e strategica per i collegamenti con l’Unione Sovietica, ospita la conferenza di Teheran del 1943, il primo incontro che vide faccia a faccia Roosevelt, Stalin e Churchill. Gli anni ’50 sono invece segnati da un’instabilità in cui affonda le radici il sentimento antiamericano del popolo iraniano: il primo ministro Mossadeq, entrando in contrasto con il nuovo scià, nazionalizza il petrolio, il governo britannico, minacciato nei suoi interessi economici, coinvolge quello statunitense, l’MI6 e la CIA organizzano la “operazione Ajax” che provoca la caduta di Mossadeq. Lo scià Mohammad Reza governa in maniera sempre più autoritaria mentre il clero islamico inizia a farsi sentire, in particolare l’ayatollah Khomeini, che nel 1979 si pone a capo della rivoluzione che segna la nascita della Repubblica islamica, l’attuale ordinamento dell’Iran (che infatti assume questo nome abbandonando quello storico di Persia). Prima la crisi degli ostaggi Usa a Teheran, poi il conflitto Iran-Iraq (1980-88) sono i primi banchi di prova internazionali per il nuovo Iran, animato da un sentimento antiisraeliano (soprattutto antisionista) e antiamericano.

L’Iran, pur essendo stato il secondo tra i paesi musulmani a riconoscere Israele e pur dedicando ancora oggi al Majlis un seggio alla minoranza di confessione ebraica (che può professare la sua religione), ha successivamente ritirato il riconoscimento e ha posto Israele come nemico esistenziale.

OGGI Più recente ancora è la costruzione del “Crescente sciita”, una sfera d’influenza iraniana attraverso il sostegno a milizie “amiche” come Hamas, Houti, Hizbollah, gruppi iracheni, ma anche tramite il programma nucleare avviato negli anni Duemila, con un primo accordo per fermarlo nel 2015; il “Jcpoa” firmato da Obama e da cui gli Stati Uniti si ritirano con Trump nel 2018. In quel momento l’uranio arricchito dall’Iran è al 3.67% (uso civile), oggi i bombardamenti voluti dallo stesso Trump segnano una nuova tappa di un confronto/scontro millenario e vorrebbero fermare un processo giunto, secondo l’Aiea, al 60% (livelli ai quali l’unico uso conosciuto è militare).

Giuseppe Del Signore

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