Mappamondo / Spagna, giù la maschera

Mentre in gran parte d’Europa i partiti di destra – spesso estrema – avanzano a passo deciso, la Spagna continua a rappresentare un’anomalia nel panorama politico del continente. All’estero, soprattutto nel mondo progressista del Sud Europa, il governo di Pedro Sánchez (nella foto) viene guardato con interesse e, in certi ambienti, quasi con ammirazione e invidia: un faro acceso in un mare sempre più nero.

Giorgia Meloni

In Germania, l’estrema destra dell’AfD guadagna terreno, sfidando apertamente l’ordine democratico. In Francia, il Rassemblement National non è più solo Marine Le Pen: oggi ha il volto giovane e deciso di Jordan Bardella, mentre i socialisti arrancano e la sinistra fatica a ricompattarsi. In Italia, Giorgia Meloni sembra immune all’erosione del consenso, nonostante i quasi tre anni al governo: un problema serio per Elly Schlein e il suo Partito Democratico, ancora alla ricerca di una narrazione forte e unificante. E in tanti altri paesi dell’UE, il vento soffia da destra, soffocando le voci e le speranze della sinistra. Eppure, in Spagna lo scenario è diverso. Il governo progressista guidato da Sánchez, sostenuto dall’estrema sinistra di Sumar e da una complessa rete di partiti nazionalisti e regionalisti, continua a restare in piedi e lontano dalla terra iberica continua a dare la sensazione di un’isola felice cui bisognerebbe guardare come esempio se si vuole ritornare a governare. Ma chi osserva da vicino la politica iberica sa bene che l’idillio progressista inizia a mostrare crepe profonde e preoccupanti. L’immagine pulita e determinata del premier Sánchez è oggi offuscata da una serie di scandali che sembrano usciti direttamente da una sceneggiatura di Guy Ritchie: tangenti, pressioni illecite, festini, favoritismi, accuse di corruzione. Il cerchio si stringe non solo intorno a Sánchez, ma anche attorno alla sua famiglia – la moglie e il fratello – e ai suoi più stretti collaboratori.

L’ex numero due del PSOE è finito sotto inchiesta, e le ombre si allungano persino sulle primarie del partito, con sospetti di irregolarità provenienti dall’ala Sanchista. I media critici verso il governo denunciano pressioni pesanti. La Spagna, insomma, non è più la cartolina patinata esibita nei salotti progressisti europei. E forse, a questo punto, è Sánchez stesso a dover scegliere: continuare a reggere la maschera del leader illuminato o farsi da parte, per non compromettere ulteriormente la tenuta e la reputazione del suo partito.

Matteo Re, docente presso l’Università di Madrid

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