A Vigevano, città della scarpa, i santi Crispino e Crispiniano appartengono anche alla storia del lavoro. Il 25 ottobre, giorno della loro festa, si rinnova una devozione che unisce botteghe, tradizione religiosa e solidarietà.
ANTìCO LEGAME Il legame ha una data precisa: il 1608, quando in città fu costituita la confraternita dei calzolai intitolata ai due martiri. È una radice antica, precedente alla nascita dei grandi calzaturifici e alla stagione che avrebbe fatto di Vigevano una capitale della calzatura. Ma chi erano i due santi e perché proprio i calzolai li scelsero come protettori? La tradizione li presenta come due cristiani di origine romana, probabilmente fratelli, trasferitisi a Soissons, nella Gallia belgica, oggi Francia, per predicare il Vangelo. Per mantenersi lavoravano il cuoio e confezionavano scarpe, aiutando anche i poveri. Il mestiere era dunque una fonte di sostentamento e un modo concreto di mettere in pratica la fede: guadagnarsi da vivere e offrire qualcosa a chi ne aveva bisogno. Da questa immagine nasce il patronato, poi accolto dalle corporazioni dei calzolai e diffuso anche fra altri lavoratori del cuoio.
IL PATRONATO Nelle raffigurazioni Crispino e Crispiniano compaiono spesso al banco, con scarpe e attrezzi del mestiere: figure nelle quali gli artigiani potevano riconoscere la propria esperienza. La loro morte viene collocata alla fine del III secolo, nel contesto delle persecuzioni contro i cristiani. Secondo il racconto agiografico, furono torturati e infine decapitati per ordine di Massimiano, dopo aver rifiutato di rinnegare la fede. Sui dettagli, però serve cautela: gli Atti del martirio furono scritti molto tempo dopo e intrecciano memoria religiosa ed elementi leggendari. È invece antica la testimonianza del culto a Soissons, dove già nel VI secolo esisteva una basilica dedicata ai due santi. A Vigevano la devozione trovò terreno fertile in una comunità di artigiani già organizzata prima dello sviluppo industriale. Lo storico Carlo Stefano Brambilla, nella sua opera sulla Chiesa di Vigevano, ricorda nella chiesa di Santa Maria della Misericordia una cappella dedicata ai protettori dell’Università dei Calzolai: il nome indicava l’organizzazione di mestiere.
IL CONSORZIO La confraternita del 1608 lega così i due santi a un capitolo preciso della vita cittadina. Il rapporto con Vigevano passa attraverso il lavoro e il culto, senza presupporre un loro soggiorno in Lomellina. Le fabbriche avrebbero poi cambiato dimensioni, strumenti e ritmi della produzione, conservando nella scarpa uno dei tratti più riconoscibili della città. A raccogliere questa eredità è anche il Consorzio dei Santi Crispino e Crispiniano, con sede a Vigevano, che richiama le origini della confraternita e sostiene attività solidali, fra cui la donazione di calzature. Una continuità che aiuta a capire il significato della ricorrenza: dietro il prodotto ci sono persone, competenze e una responsabilità verso gli altri. È il lascito dei santi calzolai.
don Carlo Cattaneo

