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Il tema dell’uso del cellulare in ambito scolastico continua a generare un acceso dibattito, dividendo l’opinione pubblica tra chi ne auspica la completa messa al bando e chi ne riconosce le potenzialità didattiche.

INUTILE VIETARE A fare il punto sulla questione, due specialisti: la professoressa Maria Assunta Zanetti, docente di Dipartimento di Scienze del sistema nervoso e del Comportamento all’Università di Pavia, e la psicoterapeuta Antonella Motta. La professoressa Zanetti, pur riconoscendo i rischi legati a un uso improprio dello smartphone, sottolinea la necessità di un approccio equilibrato. «Non ha alcun senso – spiega – vietare l’uso dello smartphone. Credo anche che occorra insegnare in tutte le scuole quali sono i rischi penali nei quali possono incorrere coloro che fanno un cattivo uso del cellulare». La docente pavese mette in guardia anche sui pericoli della dipendenza e dell’aggressività virtuale, spesso sottovalutati. «Bisogna insegnare che non è così e che usare il cellulare chiama ciascuno di noi, non solo i ragazzi e gli adolescenti, a riflettere sulla nostra realtà vera, a chiederci se siamo davvero in grado di usare il pensiero critico, di saperci muovere, all’interno della rete». La Zanetti porta l’esempio drammatico di Carolina Picchio, la studentessa 14enne suicidatasi nel gennaio del 2013 per cyberbullismo, per evidenziare come l’abuso dei dispositivi possa avere conseguenze fatali. «La sua vicenda ci mostra nel modo più efficace quanto è importante conoscere cosa si può o non si può fare con i social». In sintesi, per la professoressa Zanetti, proibire l’uso del cellulare senza un’educazione a un uso critico e consapevole è una strada senza via d’uscita. La psicoterapeuta Antonella Motta offre invece una prospettiva complementare, evidenziando come
lo smartphone non è il problema e nemmeno il suo utilizzo.
POTENZIALI BENEFICI Per Motta, il cellulare è uno strumento che, se ben utilizzato, può apportare benefici significativi. «Il cellulare ci ha aiutato durante il Covid a rimanere in contatto seppur a distanza – sottolinea la psicoterapeuta vigevanese – Ci permette di raggiungere informazioni, luoghi, aiuta persino a studiare, sostiene l’apprendimento». Antonella Motta sottolinea come il mondo virtuale sia ormai una realtà in cui giovani e meno giovani sono immersi. «Il cellulare diventa un oggetto che può creare dipendenza e distrazione – precisa – e sottrae spazio alle relazioni educative e all’apprendimento. Può avere un’utilità didattica, se usato in modo consapevole e sotto la guida degli insegnanti e degli adulti. Per esempio può servire per fare ricerche e lavori di gruppo, ma solo se vengono posti limiti chiari e definiti». L’esperta critica l’eccessivo assorbimento dei ragazzi nei confronti del cellulare, che li porta a non saper più distinguere tra reale e virtuale.
Spesso i ragazzi vivono in un mondo che non è il loro, diventano passivi e non partecipano alla vita reale.
Secondo la psicoterapeuta Motta serve un modello educativo che favorisca la costruzione di relazioni reali, in contrasto con la dipendenza dal digitale. In sostanza, l’attuale dibattito sull’uso del cellulare in classe si concentra sulla necessità di un approccio equilibrato che, da un lato, riconosca i pericoli intrinseci di un uso incontrollato, e dall’altro, sappia valorizzare le opportunità didattiche e di apprendimento che tali strumenti possono offrire. Sempre più importante, quindi, un’educazione che porti all’uso consapevole del cellulare: limiti chiari e un dialogo aperto tra docenti, genitori e studenti sembrano essere le chiavi per navigare in un futuro che sarà sempre più digitalizzato.
Isabella Giardini


