Alle radici della letteratura italiana c’è la gentilezza. Francesco d’Assisi, nel comporre il cantico delle Creature, rispose all’eresia catara e al dualismo che proponeva – una dimensione spirituale del tutto positiva e una materiale del tutto negativi, Bene e Male – con una lode alla complessità della vita e della morte in tutte le sue sfaccettature, arrivando ad affermare che Dio dovrebbe essere lodato anche per ciò che è negativo.
La comunità – si legge nel Programma pastorale 2025-26 – chiede sempre più di essere intesa come “spazio”, nel quale il coinvolgimento integrale del singolo genera, matura e struttura, al tempo stesso, un consenso finalizzato alla testimonianza della carità, intesa in senso propriamente cristiano.
A quale comunità apparteniamo? La comunità cristiana, la comunità nazionale, la comunità parrocchiale, la comunità familiare, e così via. Nessuna di queste se la passa benissimo. L’atomo pare la vera dimensione dell’identità contemporanea, ma un atomo slegato da ogni legame chimico o fisico. Come ricostruirli? Se la gentilezza è nobiltà d’animo e se i valori sono ciò che conducono alla gentilezza, forse attraverso una nuova educazione. O meglio, nuove educazioni perché sono tanti gli ambiti in cui si avverte un vuoto. Un’educazione sportiva, nel primo piano L’Araldo parte da uno studio in cui il 38.6% degli intervistati ha detto di aver subito una violenza o un abuso. Un’educazione affettiva, un’indagine del Cnr ha rilevato che l’88% degli studenti maschi intervistati (e il 40% delle femmine) guarda video porno e un quarto matura la convinzione che il sesso comporti la dominazione dell’uomo sulla donna. Un’educazione “finanziaria”, per comprendere che un sistema fiscale in cui la tassazione progressiva è presente solo nel reddito da lavoro è iniquo, ma anche che se 2.2 milioni di famiglie sono in povertà assoluta, e molte altre faticano ad arrivare a fine mese, non avranno risorse né economiche né di altro genere per occuparsi di educazione.
Un’educazione al rispetto, il gruppo triestino “Parole O_Stili” ha pubblicato nel 2016 un Manifesto che andrebbe appeso in ogni luogo comunitario anche solo per interporre una riflessione tra quello che emerge dall’iceberg dell’inconscio e la sua espressione. Tutte educazioni da esercitare nel tempo: i risultati Invalsi raccontano ogni anno di studenti che faticano a comprendere testi e calcoli semplici, nel 2025 più di uno su due non ha raggiunto il livello di competenza atteso alla fine delle superiori, ma quello che si dimentica è che questa fotografia per la maggior parte degli adulti sarebbe la medesima o peggiore, dacché i test di quinta superiore arrivano all’apice del percorso formativo per la maggior parte degli italiani e da quel momento le competenze acquisite, a meno di non essere allenate nel tempo, declinano. Infine un’educazione alla gentilezza, perché la nobiltà (d’animo) non è innata ma appresa.
Giuseppe Del Signore



