Liste di attesa / Sanità in affanno tra carenze e squilibri

I professionisti della sanità sono troppo pochi o ce ne sono a sufficienza? Entrambe le risposte potrebbero essere vere, perché se da un lato c’è una carenza di infermieri e di medici che è nei numeri, dall’altro per questa seconda categoria accanto al problema di quanti sono c’è quello di cosa fanno, con una sproporzione tra i posti scoperti dove servirebbero (medicina generale, pronto soccorso ad esempio) e quelli coperti in abbondanza (chirurgia estetica, dermatologia e non solo). Distorsioni e carenze che toccano anche Vigevano e la Lomellina, dove non ci sono sufficienti medici – di famiglia e nelle corsie di alcuni reparti – e infermieri, tanto che soprattutto l’area interna è particolarmente sguarnita.

SUL TERRITORIO L’ultimo bando per gli ambiti carenti dei servizi di assistenza primaria, cioè i medici di famiglia, si chiude il 17 novembre e mette a disposizione 52 posti in Lomellina, mentre a Vigevano non risultano “zone” scoperte. Il comprensorio di Mortara e Olevano ne ha da solo ben 9, ma a essere coinvolta è tutta l’area interna, dall’ambito di Ottobiano a quello di Breme, da quello di Scaldasole a quello di Ferrera, da quello di Mede a quello di Candia, da quello di Confienza a quello di Robbio, toccando anche comuni che non ne fanno parte, ma che a livello sanitario sono in sofferenza, come Carbonara – Gropello, Cava Manara – Zinasco, Cilavegna – Parona. In alcuni i casi il bando prevede degli obblighi di apertura, come per Valle, Scaldasole, Pieve Albignola, Dorno, Lomello, Pieve del Cairo. La Lomellina non è del tutto priva di dottori, tuttavia non bastano a coprire la domanda: ogni medico di medicina generale dovrebbe avere un tetto massimo (massimale) di 1500 pazienti, ma se in alcuni casi si resta sotto questa cifra, in altri la sostanza vede già un carico di 1700-1800 utenti (Vigevano) o 2000 (Mortara). Asst Pavia, lo scorso febbraio, commentando i pensionamenti previsti nella città ducale non aveva escluso l’ipotesi di un aumento del massimale:

Si potrebbe sopperire alla carenza attraverso la proposta di aumento del massimale ai medici che resteranno in servizio nell’ambito.

IN OSPEDALE Se la medicina del territorio soffre, per quanto riguarda l’ospedale civile di Vigevano sempre Asst informa che, per le carenze di personale, «sta affrontando mediante l’indizione di procedure concorsuali ad hoc. Anche con riferimento al personale infermieristico, permangono carenze che si spera di riuscire a superare mediante il reclutamento da concorso». Ad aiutare dovrebbero essere anche le Case di Comunità, sul territorio sono state inaugurate quelle di Vigevano, Mortara e Mede. Tra le attività svolte elencate sul sito di Asst, per la città ducale non sono indicate specialità mediche, per Mortara ne sono segnalate 11, per Mede 4, ma negli ultimi due comuni la Casa ha riassorbito alcune delle funzioni dei preesistenti ospedali. C’è poi un problema comune a tutte le Case che si stanno realizzando in Italia nell’ambito della Missione 6 del Pnrr: ci sono i mattoni, mancano le teste, cioè i professionisti che ci lavorino. Gli infermieri ci sono – anche se meno di quanti ne richiederebbe la domanda – i medici spesso no. Anche a Vigevano, Mede e Mortara questa carenza c’è, basta scorrere l’elenco dei servizi offerti per verificarla; solo nella città ducale sono previste anche prestazioni di natura medica, ma per la quasi totalità già previste quando quella in viale Montegrappa era “l’Asl”.

I NUMERI IN ITALIA Tutti questi problemi non sono solo lomellini, il terzo rapporto Fnomceo-Censis spiega che più della metà dei medici di medicina generale supera il massimale di 1500 pazienti (erano il 16% nel 2003) e, se le immissioni sono in aumento (2228 nel bando 2025 per la medicina generale), da qui al 2035 sono attese comunque 20mila uscite per anzianità. A cui si aggiungono i mille medici all’anno che si trasferiscono all’estero (e che allo Stato costano 150mila euro l’uno in formazione). A creare l’imbuto sono stati da un lato il blocco del turn over degli anni ’00 e ’10 e dall’altro il conseguente calcolo al ribasso del contingente nelle scuole di specialità, che oltretutto non sono ugualmente attrattive. Dataroom osserva che «si registra ancora il 100% di borse assegnate in specialità con un forte potenziale di guadagno con l’attività a pagamento, come Dermatologia, Chirurgia Plastica, Ortopedia e Ginecologia. Al contrario, rimangono poco ambite le borse in discipline fondamentali per il sistema pubblico: vanno deserti il 79.6% dei posti in Microbiologia e Virologia, il 64.7% in Radioterapia e il 43.7% in Medicina d’emergenza urgenza». Così su 415868 iscritti all’albo a fine 2024 (7.04 ogni mille abitanti) sono 37860 i medici di famiglia, 6681 i pediatri, 127344 operano in ospedali e ambulatori pubblici (per gli ospedalieri assunti dal Ssn si scende a 1.61 su mille abitanti).

GLI INFERMIERI Anche per il personale infermieristico la situazione è equivalente. Fnopi in un recente rapporto rileva un dato medio di 6.5 infermieri ogni mille abitanti, che scendono a 3.53 in Lombardia, ma i numeri indicano anche che pochi di questi accedono al livello dirigenziale (1.66 ogni mille hanno incarichi di questo tipo) e che l’età media è alta; il 48.8% degli iscritti alla Federazione ha più di 51 anni, solo il 3.2% ne ha tra 21 e 25. Eppure nelle facoltà di infermieristica il numero resta chiuso e anche a medicina, dove è stato abolito il test, c’è uno sbarramento dopo il primo semestre, con la possibilità di rimanere fuori anche superando tutti gli esami (i posti restano limitati).

SPIRALE Il risultato di questi e molti altri fattori che qui non è possibile esaminare è un circolo vizioso: la carenza di medici di famiglia – unita a una buona dose di “maleducazione sanitaria”, gli italiani fanno molta fatica a capire a quale professionista o struttura devono afferire a seconda dell’esigenza che hanno – porta l’utenza a rivolgersi ai pronto soccorso, dove i professionisti dell’emergenza urgenza sono sempre di meno; i dati Agenas per la Lombardia indicano che il 75% degli accessi erano codici verdi e il 9.55% codici bianchi, cosicché nel 92.8% dei casi il percorso si chiude con le dimissioni a domicilio. In pratica quasi 9 accessi su 10 si potrebbero trattare fuori dal pronto soccorso (i codici verdi indicano necessità di valutazione sanitaria sì, ma in assenza di un rischio per la vita).

Giuseppe Del Signore (ha collaborato Rz)

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