Comandamenti, la promessa della felicità

Di cosa sono fatte le nostre giornate? Spesso sono fatte di post, di reazione ai post, di messaggi, tanto è vero che non sappiamo contare quanti chilometri abbiamo fatto con i polpastrelli nell’ultima settimana.

FELICITÀ Ci affanniamo alla ricerca di una “impossibile felicità”, cercando non di rado di distrarci se non addirittura di fuggire dalla nostra storia presente e passata, come se essa stessa fosse un ostacolo alla felicità desiderata. Dal quarto comandamento in poi si inizia a parlare di una vita nuova, soprannaturale, quella appunto dei figli di Dio. Ecco il testo biblico:

Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà (Es 20, 12).

Notiamo innanzitutto che, insieme al terzo comandamento, anche il quarto è esposto in forma positiva, a differenza degli altri otto tutti introdotti dal “non”, seguito dall’imperativo della proibizione. È anche l’unica delle Dieci Parole a essere seguita da una benedizione, legata a una promessa di felicità. Ecco la grande notizia: tutti i figli possono essere felici. Bene, ma cosa vuol dire onorare i propri genitori? Cosa si intende, nel linguaggio biblico, propriamente per onore?

ONORE È un caso che lo stesso verbo venga usato anche dagli sposi quando si scambiano all’altare la promessa dell’amore reciproco? Onorare Dio, nelle Scritture, significa rendergli gloria, cioè letteralmente riconoscerne il “peso” e la verità, dandogli, di conseguenza, il giusto posto nella vita. Similmente onorare il padre e la madre vuol dire riconoscerne la ricchezza e l’importanza non solo a parole, ma con gesti concreti che significhino l’affetto e la gratitudine per la trasmissione del dono della vita, fino alla fine. Onorare i genitori rientra così nella relazione tra l’uomo e Dio, perché di Dio essi sono come il prolungamento sulla terra, giacché attraverso di essi l’opera di Dio creatore dell’uomo si prolunga di generazione in generazione. Ma non è tutto. Non viene detto che i genitori hanno sempre ragione e nemmeno che sono tutti buoni e tutte le infanzie serene, ma inizia a risuonare l’annuncio di una paternità divina che dà senso e dignità ad ogni paternità terrena. Quella di Dio è una vita che ancora non conosciamo in pienezza, ma di cui abbiamo un vitale bisogno e un profondissimo desiderio. C’è qui qualcosa di veramente liberante.

RINASCERE Nel dialogo con Nicodemo, Gesù parlerà di questo usando la bellissima espressione «rinascere dall’alto». È possibile rinascere non per un volontarismo, ma per un fatto che si impone: se è risuscitato un morto, uno, pur vecchio, cioè segnato dalla storia, può rinascere perché Cristo è risorto. Ogni esperienza allora, anche la più triste e dolorosa può essere risanata; i tristi ricordi del passato possono essere guariti e diventare trampolino di lancio per una nuova avventura che la paternità di Dio rende possibile, al di là delle biografie personali del padre e della madre che sono pur sempre, come per tutti, insieme al bene, un misto di limiti, di condizionamenti e di errori, e purtroppo talvolta persino di torti e violenza, senza nulla togliere alla riconoscenza per essere stati messi al mondo. Esserci è sempre meglio che non esserci, perché chi c’è è “candidato” alla vita divina. Se ci si lascia rigenerare da questa paternità, accade che da figli di Dio si diviene fratelli, pronti ad accogliere la quinta Parola, che proclama il valore della vita e la cura di essa. É bene però non spoilerare troppo. Alla prossima!

don Paolo Ciccotti

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