Il Patto tra Chiese cristiane in Italia è un documento storico che rappresenta un impegno solenne volto a superare le divisioni del passato e promuovere una testimonianza comune in una società sempre più secolarizzata e dominata da stili di vita individualisti.
RADICI Il Patto affonda le sue radici nell’esortazione biblica all’unità, riconoscendo che la comunione tra le diverse confessioni ha la sua sorgente in Cristo Gesù, e impegna le parti a iniziative concrete: scambi liturgici, progetti sociali comuni e studio condiviso della Scrittura. Questa firma non è isolata. Ricorda i simposi ecumenici promossi dal CCEE fin dal 1971, che hanno favorito «scambio di informazioni» e «collaborazione fraterna» tra Conferenze episcopali europee, estendendo il dialogo ad altre confessioni. I firmatari hanno espresso una coraggiosa ammissione di responsabilità, definendo ogni forma di incomprensione e divisione come una «ferita al Corpo di Cristo» e una manifestazione del peccato delle Chiese, invocando il perdono e la riconciliazione. Questa responsabilità indica la necessità di un cambio di atteggiamento, ponendo nel dialogo la forma e la sostanza capace di riconoscere e riconoscersi parte dell’unico Corpo di Cristo. In un’Europa ferita da secolarismo e conflitti, il Patto di Bari offre speranza. Non risolve le divergenze teologiche, come il primato petrino, ma promuove una testimonianza unita, fedele al Concilio Vaticano II.
NEL TESTO L’Articolo 2 sancisce l’impegno formale al rispetto reciproco, vietando ogni forma di competizione, prevaricazione o proselitismo. La fedeltà a questo legame dovrà essere mantenuta con determinazione, scegliendo la via del dialogo anche nei momenti di divergenza o di fronte a pressioni esterne. Nell’articolo 3 del Patto è posta in evidenza la collaborazione a favore della giustizia, della pace e della solidarietà. La lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa. Oltre alla dimensione spirituale, il Patto delinea un’agenda concreta per la coesione sociale e il bene comune. L’articolo 4 pone l’accento sul rendere visibile l’unità della fede attraverso la preghiera comune. Le Chiese firmatarie rivendicano una presenza che sia rispettosa della laicità all’interno di un dialogo critico ma costruttivo con la politica italiana.
IMPEGNO Il documento sottolinea come le religioni possano offrire un contributo fondamentale al progresso materiale e spirituale della società. L’accordo non si limita a una dichiarazione d’intenti, ma prevede un impegno permanente: l’articolo 5 prevede che “ogni Chiesa si farà promotrice, al proprio interno, di iniziative che favoriscano la conoscenza e la stima reciproca tra i fedeli delle diverse confessioni cristiane». Il testo si conclude con un’invocazione allo Spirito Santo affinché conduca i fedeli verso la piena comunione, affinché «tutti siano una cosa sola».
Giancarlo Tosoni


