Circa 1.500 euro per ulteriori spese legali. È la somma che il Comune di Garlasco ha stanziato in vista del ricorso al Tar del Lazio, previsto per il 28 aprile, contro la bocciatura del novembre scorso del finanziamento Pnrr di circa 2 milioni di euro per la ristrutturazione del palasport di via don Balduzzi.
UN DURO COLPO Sul caso, la minoranza di Garlasco Civica manifesta forte preoccupazione per la gestione dell’intera vicenda. Il capogruppo Mario Spialtini sottolinea come la perdita del contributo ministeriale rappresenti un colpo pesante per la comunità e per il tessuto sportivo locale, criticando inoltre la scelta dell’amministrazione di intraprendere un ricorso al Tar nonostante quello che ritiene un errore tecnico legato alla posizione dell’impianto rispetto agli edifici scolastici, requisito centrale del bando. Replica l’assessore ai lavori pubblici, Francesco Santagostino: «Il procedimento per cui prima il bando era con fondi europei, poi con soldi statali non è stata una nostra scelta. Il progetto fu finanziato e realizzato secondo i dettami previsti dal bando. Mai si potrebbe costruire una palestra nelle immediate vicinanze della scuola, che si trova in pieno centro».
LA VICENDA La storia dell’intervento parte nel 2022, quando il Comune partecipa a un bando Pnrr per riqualificare un impianto sportivo che porta sulle spalle oltre quarant’anni. Arriva un primo finanziamento da 100mila euro per la progettazione, mentre il valore complessivo dell’opera viene stimato in 1,6 milioni. Dopo un lungo passaggio burocratico, il progetto ottiene il via libera ma resta senza copertura economica per esaurimento dei fondi, venendo così dirottato su un nuovo bando del Ministero dell’Istruzione. Qui arriva il sì, con un finanziamento salito a circa 2 milioni dopo l’aggiornamento dei costi. Poi, all’improvviso, la retromarcia: il Ministero esclude l’intervento, ritenendo il palazzetto troppo distante dalla scuola per poter essere considerato struttura a uso scolastico. Una questione non di muri o fondamenta, ma di metri sulla carta, di una distanza che diventa decisiva.
Eppure il progetto del palasport immaginava qualcosa di più di una semplice sistemazione; non era solo una “rinfrescata”, ma una vera metamorfosi.
TRASFORMAZIONE Riqualificazione completa dell’impianto, con spazi più moderni e sicuri. Nuovi spogliatoi e servizi, pensati anche per le scuole. Miglioramento dell’efficienza energetica, quindi meno sprechi e più sostenibilità. Adeguamenti per rendere la struttura più accessibile e versatile, adatta a sport diversi e a eventi. L’idea, in fondo, era semplice e bella: trasformare quel palazzetto in un piccolo cuore pulsante per i ragazzi, le società sportive, le partite del weekend, le urla dagli spalti, le scarpe che stridono sul parquet. Un luogo vivo, fatto di voci, partite, allenamenti, piccoli riti collettivi. Ora tutto resta in bilico. In attesa della decisione del Tar, il futuro del palasport si muove in una zona sospesa, tra ciò che è stato immaginato e ciò che ancora non è. Il problema — quello che ha fatto saltare tutto — è quasi beffardo: non una crepa nel cemento, ma una distanza sulla mappa. E così adesso resta lì, sospeso: non più com’era, non ancora come avrebbe potuto essere. Se il ricorso dovesse andare a buon fine, il tempo potrebbe riprendere a scorrere. Altrimenti, quel progetto rischia di restare chiuso tra le carte, come una promessa che non ha trovato strada.
Davide Zardo

