Paolo Previde Massara, il medico che ha scompigliato il centrodestra

Paolo Previde Massara, espressione della civica Lab27029 con l’appoggio di Forza Italia, ha ottenuto il 24,38% (5.963 voti), battendo l’ex-assessore leghista Riccardo Ghia (21, 45% con 5.246 preferenze) e centrando il ballottaggio.

Lei ha ribaltato i pronostici iniziali battendo un assessore uscente. Qual è stata la primissima emozione a spoglio concluso e qual è la prima cosa che ha detto alla sua famiglia quella sera?

«La prima emozione è stata la gratitudine. Gratitudine verso chi ha creduto in un progetto costruito dal basso e verso tutti i cittadini che hanno partecipato al confronto. Alla mia famiglia ho detto semplicemente: “Adesso inizia il lavoro più importante”».

Chi è Paolo Previde Massara nella vita di tutti i giorni, quando si spengono i riflettori della campagna elettorale? Quali sono le sue passioni e come si ricarica nei momenti di forte stress?

«Nella vita quotidiana sono una persona che ama ascoltare, confrontarsi e costruire relazioni. Dedico tempo alla famiglia, alle amicizie e alle attività associative. Nei momenti di maggiore pressione ritrovo equilibrio pensando alle altre passioni che coltivo, dalla chirurgia alla fisiologia dello sport, leggendo e confrontandomi con persone capaci di offrire punti di vista diversi».

C’è un luogo del cuore a Vigevano (un vicolo, un parco, un bar) a cui è particolarmente legato e che rappresenta per lei la vera essenza della città?

L’immagine del cuore nascosto della città è per me quella di Via Santa Croce, in pieno centro, ma quasi sconosciuta. Mi ricorda qualcosa di affascinante e da esplorare.

Se dovesse scegliere una figura storica, pubblica o anche un maestro della sua vita privata a cui ispirarsi per il suo stile di leadership, chi sceglierebbe e perché?

«Sono molte le figure di riferimento. Mi ispiro a chi esercita una leadership che unisce competenza e ascolto. Credo nella leadership condivisa: quella che valorizza le persone, costruisce squadre e mette il bene comune davanti agli interessi personali. Apprezzo Luigi Einaudi, il suo rigore, l’attenzione ai conti pubblici e la convinzione che le decisioni vengano fondate su fatti e non su slogan».

La sua è un’espressione civica (Lab27029) ma fortemente sostenuta da Forza Italia. Come riesce a bilanciare la spontaneità e l’indipendenza del civismo con le logiche e le aspettative dei partiti tradizionali?

«Il civismo rappresenta il metodo con cui affrontiamo i problemi della città: partire dai bisogni concreti. Il sostegno dei partiti è importante, ma le decisioni devono sempre essere guidate dall’interesse di Vigevano. L’equilibrio si trova mantenendo chiarezza sugli obiettivi e trasparenza nei rapporti».

vigevano elezioni comunali

Il vostro programma viene definito “un’analisi accurata dell’esistente”. Qual è la fotografia più nitida e preoccupante che è emersa da questa analisi sulla Vigevano di oggi?

«L’aspetto più preoccupante è la sensazione di rassegnazione che talvolta emerge tra i cittadini. Vigevano ha enormi potenzialità, ma serve ricostruire senso di appartenenza e fiducia nelle istituzioni e nella capacità della comunità di affrontare insieme le sfide del futuro».

Avendo battuto un esponente della giunta uscente, la sua proposta si pone più come una rottura totale con il passato o come un’evoluzione e un miglioramento di quanto già fatto?

«Non parlo di rottura né di continuità a prescindere. Credo sia necessario conservare ciò che funziona, correggere ciò che non funziona e introdurre un metodo amministrativo più efficace, programmato e orientato ai risultati».

Lei propone un ufficio comunale dedicato per passare da una logica emergenziale a una preventiva sulle strade. In termini pratici, quanto tempo servirà ai cittadini per vedere i primi cantieri “coordinati” e senza più asfalto smantellato dopo pochi mesi?

«Alcuni interventi possono partire già nei primi mesi attraverso una migliore programmazione e coordinazione tra uffici e gestori dei sottoservizi. L’obiettivo è arrivare rapidamente a una pianificazione condivisa che riduca sprechi, disagi e interventi ripetuti sulle stesse strade».

La creazione di una Fondazione dello sport punta molto sul dialogo con il privato e con la Diocesi (per gli spazi del Negrone). Come intende garantire che lo sport resti accessibile a tutte le fasce sociali, anche in caso di forti investimenti privati?

«Gli investimenti privati devono essere uno strumento e non un fine. Il Comune dovrà mantenere un ruolo di indirizzo e garanzia dell’importanza sociale dello sport, affinché gli impianti e le attività sportive restino accessibili, inclusivi e sostenibili per tutte le famiglie».

Lei propone uno sportello psicologico in ogni istituto comprensivo, definendolo “sostenibile”. Quale capitolo di spesa o scelta amministrativa permetterà di finanziare questo servizio fondamentale per i giovani?

«La sostenibilità passa dalla capacità di ottimizzare risorse già disponibili, partecipare a bandi, costruire collaborazioni con enti del territorio e definire priorità amministrative chiare. Investire nel benessere dei giovani significa prevenire problemi più costosi in futuro».

Digitalizzare i servizi da 0 a 6 anni (ISEE, mensa, centri estivi) è un’ottima idea di semplificazione. Come pensa di aiutare e non escludere i nonni o i genitori meno digitalizzati che gestiscono la quotidianità dei bambini?

«La digitalizzazione deve semplificare, non creare nuove barriere. Per questo sarà fondamentale mantenere punti di supporto fisici, assistenza agli utenti e percorsi di accompagnamento dedicati a chi ha minore familiarità con gli strumenti digitali, anche servendosi delle realtà cittadine che si dedicano già spontaneamente al volontariato».

Tesi applicate, tirocini e un osservatorio locale. Come intende trattenere questi giovani talenti a Vigevano una volta terminato il percorso di studio e ricerca, evitando che la città sia solo un “laboratorio di passaggio”?

«Dobbiamo creare opportunità concrete. Tirocini, progetti di ricerca e collaborazioni con imprese devono diventare occasioni di inserimento professionale. L’obiettivo è fare di Vigevano un luogo in cui i giovani possano costruire il proprio futuro, non soltanto acquisire esperienza». Cosa pensa dei suoi precedenti avversari sconfitti, che si dichiarano disposti a sostenere la sua candidatura? «Considero positivamente ogni disponibilità al dialogo e alla collaborazione. Le elezioni servono a scegliere una guida amministrativa; dopo il voto resta una sola comunità. Chi vuole contribuire in modo costruttivo al bene di Vigevano merita rispetto e ascolto».

Massimo Sala

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