Un discorso su Pavia che parla a tutte le città del mondo e anche a Vigevano e a Mortara. Le parole di Leone XIV si rivolgono a tutti i «concittadini»: «Il nome “città”, dal latino civitas, indica, oltre che un luogo, una condizione umana: la città è una per tutti, è singolare e plurale. Il popolo che la abita vi costituisce una società […] Essere sociali significa essere solidali, comportandosi da autentici soci: motivati dal bene comune e non da interessi di parte. I cittadini sono sempre concittadini!».
I nuovi sindaci Paolo Previde Massara e Fabio Farina erano presenti in piazza della Vittoria e hanno avuto modo di ascoltare con attenzione il pontefice. Incrociandoli prima dell’arrivo di Leone XIV, entrambi in maniera informale hanno manifestato la consapevolezza del grande lavoro che li attende nei rispettivi Comuni, un termine che ha citato anche papa Prevost riferendosi all’ente «che si prende cura della città, promuovendo il benessere di quanti vi abitano». Per fare in modo che, quando dovranno passare il testimone, il loro successore non si ritrovi a fare lo stesso commento, i due primi cittadini potranno fare tesoro del discorso del Papa. Leone XIV ha messo i presenti davanti al rischio di abbandonare lo spazio pubblico, qualcosa che tanto a Vigevano quanto a Mortara è ben visibile: «Davanti alle sfide attuali chiediamoci che cosa fortifica e che cosa erode le nostre case: domandiamoci che cosa rende stabile e che cosa ferisce la nostra società. Altrimenti, ciò che è di tutti rischia di diventare di nessuno: quando l’indifferenza sembra disgregare la nostra comunità, occorre rinnovare l’attiva partecipazione di tutti alla vita cittadina».
Sia Farina sia Previde Massara hanno ottenuto il consenso con una proposta che in fondo ricalca quanto proposto dal pontefice, «invito ciascuno di voi a ripetere dentro di sé: mi interessa la nostra città! Mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti in cui lavoro e dove trascorro il tempo libero». Perché
dinanzi a forme di degrado e di analfabetismo civico, siamo chiamati a condividere linguaggi di dedizione e di servizio, che custodiscono piazze, parchi, strade come luoghi di incontro per eccellenza.
È riappropriandosi degli “spazi in attesa” e delle “terre di nessuno” che ci si può confrontare con il tema dell’insicurezza, reale e percepita, che è stato al centro di queste campagne elettorali; erano questi il titolo degli approfondimenti del 3 ottobre e del 16 gennaio scorso che L’Araldo ha dedicato proprio ai cosiddetti “vuoti urbani”, luoghi di cui riappropriarsi non solo come spazi ma come elaborazione di un’idea di città, di una visione, e alla sicurezza, partendo dagli “spari di capodanno” in Piazza ducale e dai dati, che fanno della provincia di Pavia la seconda in Lombardia per numero di denunce ogni 100mila abitanti, preceduta dalla sola Milano: per maggiore sensibilità dei cittadini o per maggiore pericolo? La risposta spetta ai “concittadini”: «Ci troviamo tra monumenti che parlano di voi, e che perciò parlano a voi […] In forme distinte attestano una medesima cura della persona-in-comunità, con la sua dignità e i suoi valori, quelli che vi uniscono come un solo popolo e che sono anche alla base della Carta Costituzionale italiana». Non a caso, il passaggio più applaudito del discorso di Leone XIV.
Giuseppe Del Signore


