Nel Vangelo di Matteo Gesù ci consegna parole che, a prima vista, possono sembrare semplici: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». In realtà, dentro queste parole troviamo una sfida tutt’altro che semplice: avere il coraggio di parlare alle persone, non delle persone.
È un insegnamento che sentiamo molto vicino alla nostra esperienza, vissuta ogni giorno tra volontariato e comunità diverse. In questi ambienti, come nella vita di ciascuno, non è difficile incontrare incomprensioni, errori, comportamenti che ci feriscono o che semplicemente non condividiamo. La tentazione, però, è spesso quella di parlarne con gli altri prima ancora che con la persona interessata. A volte pensiamo:
Perché devo dirglielo? E se poi ne parla con gli altri? E se alla fine quello che viene messo in discussione sono io?
Così preferiamo tacere, oppure confidare il nostro disagio a tutti tranne che alla persona con cui dovremmo parlare. E così nascono pettegolezzi, commenti, gruppetti. Forse è una delle conseguenze di un modo di vivere sempre più attento a come appariamo: siamo spinti a cercare consenso e successo e quindi a “postare” più per emergere che per condividere. Gesù ci indica invece un’altra strada, più faticosa ma anche più autentica: guardare l’altro negli occhi e trovare il coraggio di dirgli ciò che pensiamo. Non per giudicarlo, ma perché ci importa di lui e della relazione che abbiamo con lui. Questa è la vera correzione fraterna: non mettersi al di sopra dell’altro, ma mettersi accanto.

La correzione fraterna che ci insegna il Vangelo, punta proprio a non lasciare nessuno indietro (cfr. “Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13 In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.” Mt 18,12-13) ma anzi a creare legami di valore: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in Cielo». Ci piace pensare che le relazioni che coltiviamo ogni giorno abbiano davvero un valore grande. I legami autentici, quelli fondati sulla fiducia e sul servizio, possono diventare un piccolo assaggio di Cielo già sulla terra. È proprio lì che possiamo cercare Dio quando «due o tre sono riuniti» nel suo nome: nell’ascolto, nella disponibilità, nel tempo che doniamo agli altri e nel bene concreto che scegliamo di fare insieme.
Andrea Bocca Corsico Piccolino e Valentina Cesti, Comunità cristiana di Mortara


