Sono molti i luoghi comuni che circolano sull’8 per mille alla Chiesa cattolica. Eccone alcuni: «Se non firmo, i miei soldi restano allo Stato. L’8 per mille è una tassa in più. La Chiesa usa tutti i soldi solo per il culto. L’8 per mille finanzia direttamente il Vaticano. L’8 per mille serve soltanto a mantenere i preti. Tutti i fondi vengono spesi in modo opaco. Se scelgo lo Stato, i soldi vanno automaticamente alla beneficenza». Abbiamo chiesto al vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, di fare un po’ di chiarezza sul tema, rispondendo a qualche domanda.
In base alla sua esperienza, qual è il luogo comune più diffuso tra la gente?
«Forse quello secondo cui sarebbe come il 5 per mille. Se il contribuente non esprime alcuna scelta sull’8 per mille, la sua quota viene comunque ripartita in proporzione alle scelte di chi ha firmato. Se per il 5 per mille non si firma, invece, la quota resta allo Stato e non viene redistribuita secondo le scelte degli altri. Spesso, poi, si confonde l’8 per mille col sostentamento del clero, ma di luoghi comuni ce ne sono talmente tanti… è raro sentire che si tratta di un’azione di democrazia fiscale con cui il cittadino orienta lo Stato».
Come è possibile sensibilizzare l’opinione pubblica su una cultura del dono?
«In realtà non si tratta di una donazione, ma di una destinazione. Una donazione consiste nel versare volontariamente denaro proprio, aggiungendo una somma che altrimenti rimarrebbe nelle proprie disponibilità. L’8 per mille, invece, è una quota dell’Irpef che il contribuente deve comunque pagare allo Stato. Con la firma non si versa denaro in più, ma si sceglie semplicemente a chi destinare quella parte delle imposte.
Se una persona vuole sostenere economicamente la Chiesa cattolica, un’associazione o un’altra realtà, può farlo attraverso offerte o donazioni volontarie, che sono cosa diversa dall’8 per mille.
Quanto è importante l’appoggio del mondo culturale (scuole, artisti, letterati, biblioteche) per le attività di promozione, conservazione e restauro di monumenti architettonici e opere d’arte?
«Questo è un grosso argomento, perché in Italia gran parte del patrimonio storico nazionale è legato a quello della Chiesa. Il restauro e la creazione di condizioni di vivibilità di monumenti artistici vengono dati per scontati come se riguardassero solo la Chiesa, mentre sono patrimonio di tutta la comunità».
Nel 2025 la diocesi di Vigevano ha rendicontato 588.732,05 euro di fondi 8xmille destinati a esigenze di culto e pastorale: di questi, tra l’altro, 120mila euro sono stati impiegati per l’esercizio del culto, 382.840,05 euro per la cura delle anime e 85.292 euro per catechesi ed educazione cristiana. Tra le voci principali figurano la manutenzione dell’edilizia di culto esistente, le attività pastorali diocesane e parrocchiali, la comunicazione sociale a finalità pastorale e le iniziative di cultura religiosa oltre che quelle di carattere missionario. In una distinta sezione del rendiconto, dedicata agli interventi caritativi, figurano anche risorse per aiuti a persone bisognose, famiglie in difficoltà, categorie economicamente fragili, anziani, persone senza fissa dimora e persone con disabilità. In sintesi, l’8 per mille non è una tassa aggiuntiva, ma una quota dell’Irpef che il contribuente versa comunque. I fondi destinati alla Chiesa cattolica non vengono inviati direttamente al Vaticano, bensì alla Conferenza Episcopale Italiana, che li utilizza per il sostentamento dei sacerdoti, le attività pastorali, gli interventi caritativi e la tutela del patrimonio storico e artistico. La scelta della Chiesa cattolica può essere effettuata da qualsiasi contribuente, indipendentemente dalla propria fede religiosa. È inoltre possibile destinare l’8 per mille allo Stato, che impiega le risorse per finalità sociali, culturali e umanitarie».
Davide Zardo


