Ci sono libri che, una volta letti, continuano a vivere dentro di noi anche quando i particolari della trama si fanno sfumati. “Il buio oltre la siepe” è uno di questi. Lo lessi per la prima volta circa cinquant’anni fa, quando ne avevo dodici, e riconosco che contribuì in modo notevole alla mia formazione personale. Mi è rimasto impresso il sentimento profondo che mi lasciò: quello di aver incontrato una storia capace di parlare insieme al cuore e alla coscienza.
Pubblicato nel 1960, il fortunato romanzo di Harper Lee (da cui fu tratto un film di altrettanto successo con Gregory Peck) è ambientato nell’Alabama degli anni ’30 del secolo scorso, in una piccola comunità dove i pregiudizi razziali e sociali sembrano far parte dell’ordine naturale delle cose. A raccontare è Scout Finch, bambina curiosa e intelligente che osserva il mondo con lo sguardo limpido dell’infanzia. Attraverso i suoi occhi il lettore scopre quanto sia sottile il confine tra il bene e il male, tra la paura e la conoscenza, tra ciò che si crede di sapere e ciò che davvero si comprende. Al centro del romanzo c’è la figura indimenticabile di Atticus Finch, padre di Scout e avvocato chiamato a difendere un uomo di colore accusato ingiustamente di un grave delitto. Atticus non è un eroe nel senso tradizionale del termine: è un uomo che sceglie di fare la cosa giusta anche quando sa che questo gli attirerà ostilità e sconfitte. La sua lezione morale non passa attraverso grandi discorsi, ma attraverso l’esempio quotidiano, fatto di rispetto, dignità e coraggio civile.
Ciò che rende questo libro un classico senza tempo è proprio la sua capacità di affrontare temi enormi – il razzismo, l’ingiustizia, la crescita, la compassione – con una scrittura semplice solo in apparenza. Harper Lee evita ogni retorica e lascia che siano i personaggi e gli eventi a parlare. Per questo il romanzo continua a emozionare lettori di generazioni diverse. Forse, pur avendolo riletto da adulto (un adulto formatosi grazie anche proprio a quel libro) adesso ricordo più le emozioni che i dettagli. Ma in fondo è questo il destino dei libri più belli: non restano nella memoria per la precisione dei fatti, bensì per il segno che lasciano dentro di noi. “Il buio oltre la siepe” è uno di quei rari romanzi che insegnano a guardare il mondo con occhi più giusti e più umani. E, in tempi in cui il pregiudizio continua a cambiare volto senza mai scomparire del tutto, la sua voce conserva ancora una sorprendente attualità.
a cura di Davide Zardo

