Azzardo / Il gioco degli sponsor

La scorsa estate, mentre il mondo aveva ancora negli occhi la finale dei Mondiali tra Argentina e Spagna, l’Italia pallonara fremeva attorno ai grigi palazzi romani dove si stava decidendo il nome del nuovo allenatore della Nazionale. Nel gioco del trono, si sa, o si vince o si muore. Quello per la panchina degli Azzurri segue logiche non dissimili: e infatti, la prima testa a rotolare è stata quella di Andrea Pirlo, ex giocatore di Milan e Juventus e allenatore della formazione emiratina dell’United Fc. L’ex centrocampista era stato indicato come nuovo ct: la sua candidatura, però, era stata ricusata in seguito alle estese polemiche scaturite dai suoi legami di sponsorizzazione con l’agenzia di scommesse russa Fonbet. Nel bailamme di quei giorni, tra le tante cose che venivano imputate a Pirlo c’erano la scarsa esperienza, i pochi risultati ottenuti in carriera, i rapporti opachi con uno stato autoritario come la Russia: in pochi però puntarono il dito sul fatto che il suo sponsor fosse un’agenzia di scommesse. Anche perché, nel mondo del calcio d’alto livello, le agenzie di scommesse sono tutt’altro che un tabù.

Csi

SULLA MAGLIA Sabato 19 settembre, allo stadio Olimpico, l’As Roma ha ricevuto la visita dell’Inter campione in carica: ne è scaturito un pareggio frizzante, con il bomber milanese Lautaro a rimontare la doppietta del mediano capitolino Kone per il definitivo 2-2. In bella vista, sulle maglie bianche dell’Inter e su quelle giallorosse della Roma, zoomati dalle telecamere dopo ogni gol e azione da replay, i main sponsor delle due squadre, rispettivamente Betsson Sport ed Eurobet.live. Due marchi legati al mondo delle scommesse, anche se non in forma diretta. In Italia il Decreto Dignità, varato nel 2018, vieta la pubblicità e le sponsorizzazioni dirette del gioco d’azzardo e delle scommesse. Ma il mondo del betting genera un giro d’affari spaventoso: secondo l’ultimo report della Figc, nel 2024 le scommesse sul calcio hanno raccolto 16.1 miliardi di euro, una cifra otto volte superiore a quella raccolta nel 2006. Una torta troppo grossa per non averne una fetta: e così, per “gabbare lo santo”, le società di calcio sponsorizzano brand editoriali, piattaforme di risultati o siti di informazione appartenenti o riconducibili a operatori del settore, anziché pubblicizzare direttamente il bookmaker. Inter e Roma non sono sole: Juventus, Fiorentina e Udinese hanno accordi commerciali con bet365 Scores, il Como con PokerStars.news, il Sassuolo con Mk Sports, la Lazio con kaiyunsports.news. Tutte piattaforme di “news” legate, in maniera grossolana, a portali di scommesse online. Un sistema che fa comodo a tutti: sempre nel 2024, l’azzardo sul pallone ha generato un gettito erariale per le casse dello Stato di 401.6 milioni di euro.

IN BASSO Ciò che non porta nulla in tasca alle istituzioni, ma tanto nelle tasche degli organizzatori, è il mondo delle scommesse illegali. Tutto avviene online, su portali ospitati da server stranieri, con indirizzi che cambiano in continuazione, e transazioni opache, che avvengono in contanti, tramite la cessione di beni, o in criptovalute. Isole di Tortuga digitali, dove i vincoli sulle scommesse sono più laschi e le vincite più alte. Nel 2025, 12 calciatori di serie A sono stati indagati per aver operato su queste piattaforme: nessuna partita truccata da parte loro, solo la noia di chi ha troppi soldi e un costante bisogno di adrenalina. Ma a livelli più bassi, dove i campi da calcio si fanno spelacchiati e le luci della ribalta sono lontane, una gara aggiustata a favor di scommessa può rappresentare una tentazione troppo forte. Lo scorso anno, in serie D, il girone I è stato sconvolto da alcuni accertamenti della Procura Federale originati da anomalie nei flussi delle scommesse, che secondo diverse ricostruzioni si sarebbero estesi fino a circa 13 gare e diversi club. Al momento, l’indagine è ancora in corso. Il campionato è ripreso a settembre, senza alcun provvedimento a riguardo: lo show deve andare avanti, come sempre.

Alessio Facciolo

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