Beato Matteo / Luna Park, lo spettacolo che viaggia

«Siamo portatori di uno spettacolo che viaggia, è così che ci piace essere chiamati». Così Steven Corradi, mentre al Luna Park di Vigevano accoglie i bambini, racconta cosa significhi essere giostraio, anche se a lui questo termine non piace molto: «“Giostraio” non dico che è dispregiativo, però non è un termine che mi piace molto usare per definire il nostro lavoro. Preferisco essere considerato un portatore di uno spettacolo che viaggia, dato che siamo costantemente in viaggio per trasportare per qualche settimana il divertimento di città in città. Faccio questo mestiere da una vita, da quando accompagnavo mio papà e mio zio alle fiere. È un lavoro che si tramanda, di generazione in generazione, e che porto avanti con orgoglio e entusiasmo. Oltre al divertimento, a ogni modo, c’è tanto lavoro dietro a una giostra che molti non conoscono. Siamo soddisfatti dei numeri, anche se la gente viene principalmente nel fine settimana».

FAMIGLIE DI GIOSTRAI Corradi sulle giostre ci è nato e cresciuto, e in un certo senso ci viaggia, dato che tra qualche settimana andrà a Legnano insieme a quei colleghi che lui considera di famiglia. Tra questi Simone Morgia, anche lui ha legato il suo nome e il cognome al mondo delle giostre e dei Luna Park: «Mio papà montava le giostre in centro città, vicino a dove ora c’è il mercato, quando ero bambino lo accompagnavo – ricorda – anche se la storia della mia famiglia come giostrai è iniziata ancora prima, con i miei nonni. Parliamo di una tradizione che, numeri alla mano, va avanti da più di 50 anni. Dal 1962 abbiamo anche il treno fantasma, una delle giostre più simboliche di Vigevano». I tempi comunque cambiano, il Luna Park di Vigevano continua ad attirare giovani, famiglie e bambini, ma al giorno d’oggi sembra farlo principalmente nel fine settimana, quando quasi tutti sono a casa da scuola o da lavoro: «A livello di partecipazione sta andando tutto bene – continua Morgia – diciamo più che altro nel fine settimana. Siamo stati aiutati anche dal clima, dato che di fatto non ha mai piovuto. Con il bel tempo la gente si sente più invogliata a uscire di casa e a portare i bambini sulle giostre».

DIETRO GLI SPECCHI Una giostra iconica è il labirinto degli specchi, con i più piccoli, ma anche i giovani, che ci entrano con l’obiettivo di trovare la via di uscita nel minor tempo possibile. Passano gli anni, ma certe tradizioni rimangono, come il cimentarsi in questa sfida. Il labirinto degli specchi ora è gestito da Elia Marchesi: «Anche io sono un giostraio doc, porto avanti la tradizione della mia famiglia. In realtà a differenza di altri miei colleghi non devo faticare molto: qua sono praticamente sempre seduto in cassa, arriva il cliente, paga il biglietto, fa il suo percorso nel labirinto ed esce.

Non sono molto coinvolto in quello che succede all’interno dell’esperienza, ma comunque amo il mio lavoro. La giostra fa tutto da sola, io non devo azionare niente, sono tutti meccanismi automatici.

TANTO LAVORO Un fascino immutato, quello delle luci colorate e dei profumi di zucchero filato e frittelle, che resiste allo scorrere del tempo e all’avvento della tecnologia digitale. I dolci, la musica, i giochi a premio. Sembra tutto scontato e immediato, mentre a tutto questo c’è tanto lavoro: «Dietro a questo mondo c’è un’organizzazione complessa che la gente da fuori non vede – spiega un altro veterano del piazzale mentre calibra i premi di un banco tiro a segno – ogni volta che ci spostiamo significa smontare strutture imponenti, trasportare tir per diversi chilometri, verificare ogni singolo bullone e collaudare ogni attrazione prima di riaprire le porte al pubblico, perché la sicurezza per noi è la priorità assoluta, viene prima di qualsiasi guadagno. Lavoriamo sodo ogni giorno, spesso sotto il sole o la pioggia, ma quando alla sera vediamo i volti felici delle persone, soprattutto dei più piccoli, capiamo che tutta questa fatica in fondo non è fine a se stessa».

TANTO DIVERTIMENTO E poi non manca chi si lascia andare a slogan motivazionali per attirare gente, per coinvolgere i curiosi. È il caso di Enrico Eichel, che punta su quello che deve essere l’obiettivo di un luna park: «Per il luna park di Vigevano 2026, un divertimento unico! – conclude – Per tutte le attrazioni, divertimento assicurato!».

Edoardo Varese

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