Liberare il cuore e lasciare che Dio sia il nostro primo interesse. È questo l’appello che il vescovo di Vigevano Maurizio Gervasoni ha fatto ai fedeli riuniti, nella parrocchia di San Pietro Martire, in occasione del pontificale per la ricorrenza del Beato Matteo. Una platea numerosa tra figuranti del palio, autorità, religiosi e religiose, e ovviamente normali fedeli, che partecipano sempre con affetto alla festa per il co-patrono della città ducale.
IL RIFIUTO Prendendo il gancio dal vangelo di domenica 11 ottobre, la parabola del banchetto nuziale (Matteo 22, 1-14), il Vescovo ha esortato a fare sì che questa partecipazione non sia però soltanto uno sfoggio di tradizione, ma a coglierne il reale significato. Nell’episodio narrato dall’evangelista Matteo, Gesù racconta ai suoi discepoli di un banchetto organizzato da un re per il matrimonio del figlio, al quale però gli invitati si rifiutano di partecipare. «Le parabole descrivevano situazioni di vita normale – ha spiegato monsignor Gervasoni – come lo era questa festa di nozze per il matrimonio del figlio del re». Un evento che ovviamente al re «interessa moltissimo»: ma non è lo stesso per gli invitati, alcuni dei quali diventano addirittura violenti, uccidendo i servi che avevano portato loro la notizia.
«Come è potuto capitare che una cosa così bella incontrasse un’indifferenza così sfacciata – si è interrogato il Vescovo – nella nostra società, è più comune di quanto sembri».
LIBERARSI Come gli invitati al matrimonio, anche i cristiani di oggi hanno tanti interessi e tanti affari a cui badare, per dare ascolto alla chiamata. «E per il Beato Matteo – ha allertato Gervasoni – la condizione è simile. Per Vigevano si tratta di qualcosa di bello, di importante, ma la sensazione è che per la gente di oggi quello che diceva e faceva il Beato non lo sia molto». Il rischio è quello di vivere sì una festa assieme, una rievocazione, come il racconto di una parabola, alla quale manca però un pezzo: quello della trasposizione nella vita reale. «Rischiamo di fare delle tradizioni un estetismo – è quello di cui ha avvertito il Vescovo – ma la festa del Beato Matteo ci chiede di cambiare il cuore». E quindi di far sì che interessino i suoi insegnamenti, la sua parola, il suo aver messo la vita al servizio della salvezza dei cittadini di Vigevano. «Abbiamo troppi interessi, anche buoni, ma che ci distolgono da Dio». E da qui l’appello finale: «Imparare a lasciarci prendere da questo annuncio, a liberarci dai nostri interessi e che il bene di Dio diventi il nostro primo interesse».
Alessio Facciolo

