Mappamondo / Spagna: voto, scandali e tragedie

L’incidente ferroviario alle porte di Toledo, costato la vita ad oltre 70 persone, seconda catastrofe di questo genere avvenuta in Spagna nel giro di pochi mesi, potrebbe essere determinante per spostare definitivamente a destra gli equilibri politici del Paese?

Già prima dello scontro tra i due treni, i sondaggi davano il Partido Popular nettamente favorito, e la possibile coalizione con la destra radicale di Vox porterebbe al cambio di governo. Tutto risolto, quindi? Non proprio. Pedro Sánchez ci ha abituati a rimonte clamorose e ad accordi con forze politiche che, fino a poco prima, aveva categoricamente escluso. Accadde nel 2019 con la sinistra radicale di Podemos, con cui aveva assicurato che non avrebbe mai governato, salvo poi concedere al suo leader, Pablo Iglesias, la vicepresidenza e affidare il nuovo ministero dell’Uguaglianza a Irene Montero, compagna dello stesso Iglesias. Nel 2023 fu invece il turno degli indipendentisti catalani, con cui aveva escluso qualsiasi accordo e, soprattutto, qualsiasi concessione sull’amnistia per i responsabili del referendum illegale del 2017. Ma per governare servivano i sette voti di Junts e, come per magia, arrivò anche l’amnistia. Oggi, però, a meno di un mese dalle elezioni del 29 novembre, la situazione appare decisamente più complicata. Gli scandali che circondano Sánchez si moltiplicano e una sua riconferma avrebbe quasi del miracoloso (o dello scandaloso, dipende dai punti di vista). Alcuni dati ci aiuteranno a fare chiarezza. Da quando si è insediato nel 2023 il governo non è riuscito ad approvare nuovi bilanci dello Stato; l’ex ministro dei Trasporti ed ex numero due del PSOE, José Luis Ábalos, è stato condannato a oltre 24 anni di carcere per reati legati alla corruzione e alle assunzioni irregolari;

il suo successore, Santos Cerdán, è a sua volta coinvolto in gravi vicende giudiziarie. Come se non bastasse, anche la moglie e il fratello del presidente sono finiti al centro di procedimenti giudiziari.

Particolarmente surreale il video dell’interrogatorio in cui il fratello di Sánchez fatica a spiegare in cosa consista concretamente il proprio lavoro, un impiego pubblico creato apposta per lui. Ci sarebbe veramente da ridere, se non fosse che la stessa magistrata sarebbe stata oggetto di intimidazioni da parte di una rete legata all’ex militante socialista Leire Díez. Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia Civil, sarebbero stati addirittura avviati contatti con un clan criminale per minacciare la giudice. Una vicenda inquietante, sulla quale la magistratura sta ancora cercando di fare piena luce. A completare il quadro si aggiunge la crisi di Ceuta, esplosa a fine luglio e ancora lontana da una soluzione definitiva. Tra scandali politici, indagini giudiziarie, presunte intimidazioni e gruppi criminali, la politica spagnola sembra ormai una serie Netflix. Con una differenza: gli sceneggiatori non devono inventarsi nulla.

Matteo Re, docente de l’Università di Madrid

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