Il mese di agosto è stato segnato da una ripresa dell’epidemia di coronavirus che tuttavia sembra volgere al termine.
I positivi sono aumentati tanto a livello nazionale quanto locale e in Provincia si sono attestati a 453 (dati al 31-08).
Si tratta di un incremento del 33.6%, ma nell’ultima settimana i casi attivi sono in calo del 6% (scendono a 453 da 482). Ancora in espansione i ricoveri, passati da 11 a 23 in quattro settimane (+109.1%) e cresciuti di 5 unità negli ultimi sette giorni. Di questi, 4 pazienti si trovano in terapia intensiva, stesso numero registrato a inizio mese, e 19 nei reparti Covid, erano 7 (+171.4%), mentre la scorsa settimana se ne registravano rispettivamente 3 e 15. Negli ultimi trenta giorni si sono contate 3 vittime del Sars-CoV-2 (+0.1%), con un tasso di crescita dimezzato rispetto a luglio e ai minimi termini rispetto ai 18 morti di giugno, ai 54 di maggio e ai 138 di aprile, per un totale di 2600 decessi di persone con diagnosi di Covid-19.
TERRITORIO In area pavese i contagi ad agosto sono cresciuti dell’1.6% contro una media regionale di +1.9% e una nazionale di +4.2%, a livello di singoli comuni Vigevano si è attestata a +1.7%, Pavia a +1.3%, Mortara a +1.6%, Garlasco a +3.2%, Voghera a +1.9%, Gambolò a +1.6%. I nuovi positivi hanno mantenuto un ritmo stabile nelle ultime due settimane, nei centri più piccoli non si segnalano scostamenti di rilievo e anzi i casi sono rimasti al palo ad Albonese, Zeme, Sartirana, Olevano, Cozzo, tra i più colpiti in rapporto alla popolazione, e solo a Mede se ne conta uno.
CONFRONTI Allargando lo sguardo alla Lombardia, in un mese i degenti in rianimazione sono aumentati del 92%, passando da 25 a 48, e del 65.5% negli altri reparti, da 206 a 341, mentre i positivi sono aumentati del 12.0% contro il +3.7% di luglio e il -66.7% di giugno, arrivando intorno ai 12mila, anche se gli ultimi sette giorni hanno visto una diminuzione rispetto alla settimana precedente (-1.1%). I deceduti sono quasi 34mila (+0.3%) e il rapporto tra i casi trovati e i test effettuati è arrivato all’1.7% dall’1.2% pregresso; si tratta dell’indicatore che rivela l’adeguatezza della campagna di “screening” rispetto alla reale diffusione del virus, un dato che in Italia ha raggiunto il livello di guardia, il 3%. A livello nazionale del resto i dati sono peggiori: in terapia intensiva +156.1% le presenze (da 214 a 548), le degenze normali +130.4% (da 1851 a 4264), i casi attivi +62.0% (da 87mila a 141mila), i morti +0.8% (si avvicina quota 130mila).
A RITROSO Guardando al passato, un anno fa i positivi erano 26mila nella penisola e 7mila in Lombardia, i pazienti ricoverati in rianimazione non superavano le cento unità in tutto il paese e la politica era preoccupata di intestarsi il successo del presunto «modello Italia». Quest’anno, a fronte di numeri assoluti più alti, la chiave di un minore livello d’allerta risiede nei vaccini, che abbattono il rischio di contagio, ospedalizzazione e morte, ma ciò non vuol dire che non ci sono rischi, anzi il direttore regionale dell’Oms Hans Kluge ha rilevato che in Europa
la scorsa settimana abbiamo avuto un aumento dell’11% nel numero dei decessi nella regione, con una proiezione affidabile indica 236mila morti in Europa entro il 1° dicembre
Alla campagna vaccinale il compito di scongiurare un autunno come quello del 2020.
Giuseppe Del Signore

