Le nuove linee guida dell’Oms sull’obesità infantile riportano l’attenzione su prevenzione, alimentazione e sostegno alle famiglie.

GLOBESITY «I genitori stessi vanno educati – sottolinea Lidia Decembrino, direttrice della Sc Pediatria e Nido dell’Ospedale Civile di Vigevano, perché le abitudini costruite a tavola possono accompagnare i ragazzi nel tempo. Secondo la dottoressa, in Italia e in Europa l’obesità interessa quasi il 10% dei ragazzi, mentre circa il 20% è in sovrappeso. Il fenomeno è definito “globesity”, una vera emergenza mondiale. «Nelle classi meno abbienti si compra il cibo che costa meno e spesso è quello meno sano – osserva – e il costo arriva a condizionare anche le scelte delle famiglie». Per Decembrino, la risposta deve essere multidisciplinare: pediatri di libera scelta e ospedalieri, psicologi, specialisti della nutrizione, scuola e istituzioni devono collaborare in una rete di prevenzione.
Un bambino obeso ha molte probabilità di diventare un adulto obeso – avverte – Possono aumentare i rischi cardiovascolari, metabolici, respiratori e articolari e non vanno trascurate le conseguenze emotive: il cibo può diventare una consolazione e il peso può esporre a bullismo e isolamento, alimentando un circolo vizioso.
LINEE GUIDA Le indicazioni pratiche partono dalla tavola e dal movimento. «Bisognerebbe tornare a cucinare i cibi della nonna, quelli più semplici, salutari e privi di conservanti – spiega la pediatra – invitando a privilegiare la dieta mediterranea, con frutta, verdura, legumi almeno tre volte alla settimana e pesce». Altrettanto importante è l’idratazione, ma attenzione alle bevande che promettono gusto e zero zuccheri. «È importante scegliere l’acqua al posto di succhi e bevande zuccherate, così come è altrettanto importante limitare prodotti ricchi di zuccheri e grassi».

E se l’alimentazione gioca un ruolo cruciale, grande spazio dev’essere dedicato allo sport, «con almeno sessanta minuti di attività fisica al giorno». E sulla stessa lunghezza d’onda anche le linee guida dell’Oms, pubblicate lo scorso 7 ottobre, che raccomandano interventi strutturati che uniscano alimentazione, attività fisica e cambiamento dei comportamenti. Il tutto con il coinvolgimento dei genitori. Per i bambini sotto i dieci anni non sono raccomandati farmaci dimagranti; negli adolescenti possono essere valutati, ma solo sotto stretto controllo medico e se gli interventi sullo stile di vita non bastano. «I farmaci vanno riservati a situazioni selezionate – conclude la dottoressa Decembrino – la priorità è costruire abitudini sane, con il sostegno di tutta la comunità».
Rossana Zorzato

