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    Il fascino metafisico del Macello

    Conoscere il macello per capire meglio la città ducale. Sarà inaugurata il prossimo 14 febbraio, presso la sede del Musei dell’Imprenditoria Vigevanese di Palazzo Merula, la mostra fotografica “Il Macello e l’Area Fiera”, che rimarrà visitabile fino al mese di ottobre. L’esposizione è costituita dalle riprese fotografiche di Cristiano Vassalli per l’edificio un tempo destinato a Macello comunale. Le immagini, scattate nell’anno 2000, mostrano un edificio dismesso da tempo, ma ancora in condizioni di conservazione non ancora del tutto coinvolte nell’attuale stato di degrado: «Con i suoi spazi senza connotazioni decorative e i grandi meccanismi destinati alla macellazione – spiega Sandro Rossi, del Museo dell’Imprenditoria – ha il fascino di una razionalità metafisica e senza tempo».

    Gli obiettivi di questa esposizione si misurano con l’intento che, da tempo e anche dopo la recente mostra sullo stabilimento Birra Peroni a Vigevano (il noto marchio di birra, infatti, è nato nella città ducale), il Museo conduce: l’approfondimento di aspetti della città appartenenti all’industrializzazione ottocentesca. «Di fatto appartengono a questa fase costruttiva della città, dopo l’esperienza viscontea e sforzesca, le principali trasformazioni urbane ancora rilevabili nella sua consistenza attuale – è l’analisi di Rossi – Altresì se nel primo caso l’esperienza insediata tra trecento e quattrocento, si è individuata a Vigevano in una specifica tradizione, l’eredità dell’esperienza messa a punto a partire dalla seconda metà dell’ottocento, sembra ancora in attesa di una sintesi compiuta».

    Una delle immagini del Macello esposte

    La crescita produttiva tardo ottocentesca della città ha soprattutto coinciso con il suo ultimo, significativo sviluppo istituzionale: Vigevano nell’Ottocento è la città delle prime grandi fabbriche che saranno destinate a generare nel corso del secolo successivo un frammentato e diffuso tessuto produttivo. L’elenco delle realtà che si svilupparono all’epoca è lungo: per citarne alcune il calzaturificio Luigi Bocca, la filanda Bonacossa, la Cascami Seta, il calzaturificio Ghisio (poi Ursus Gomma). Contemporaneamente Vigevano si dotò di nuove istituzioni scolastiche, di un nuovo sistema bancario; il teatro Cagnoni venne edificato e vennero insediate grandi istituzioni, (il nuovo Ospedale, il Pio Istituto dei Poveri). Ad esse si possono aggiungere le grandi infrastrutture della centrale elettrica e della rete ferroviaria.

    «L’area della Fiera per molto tempo è stata sostanzialmente preclusa da un utilizzo urbano – prosegue Rossi – A partire dalla metà dell’ottocento si edificarono, sui margini dell’area, nuove Istituzioni pubbliche. Il primo di questi insediamenti era connesso all’attività di macellazione. Questa scelta localizzativa esterna al vecchio nucleo edificato, pur se connessa a evidenti ragioni igieniche, segnò una nuova attenzione. L’area della Fiera iniziava già allora ad assumere il ruolo di nuovo polo e centro cittadino alternativo a quello tradizionale costituito da piazza e Castello.

    Protagonisti in queste trasformazioni a Vigevano sono i due ingegneri Cesare e Antonio Filippo Vandone, zio e nipote: il primo progettista del primo insediamento del macello; il secondo autore dei progetti per l’edificazione del Pio Istituto dei Poveri, dei bagni pubblici e di villa Biffignandi. I disegni di questi progetti, esposti nella mostra, sono custoditi degli eredi. Ciò che appare rilevante delle loro esperienze sono i modi con cui indirettamente e pur nel mutare delle destinazioni viene attribuito al grande spazio libero. Altresì, la grande area a cui la città dell’ottocento iniziò ad affacciarsi, ancor oggi permane come potenziale risorsa per la città».

    Alessio Facciolo

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