Morte e rinascita dell’antico Egitto

La concezione della vita terra e di quella ultraterrena, con la morte vista come ponte verso una nuova forma di esistenza. Questa sera alle 20.30 Sara Aly, egittologa del British Museum nata e cresciuta a Vigevano, nella cornice della sala Franzoso della biblioteca Mastronardi, parlerà di uno dei temi più misteriosi ma allo stesso tempo più affascinanti dell’Antico Egitto: la vita nell’aldilà. “Riti, corredi e il sogno di una vita oltre la morte nell’antico Egitto” è il quarto dei convegni durante i quali l’egittologa racconta aneddoti della civiltà del Nilo.

VERSO LA VITA ETERNA In particolare quello della morte è «un tema che mi affascina molto – racconta Sara Aly – perché sono esperta di sarcofagi. I riti, il corredo funerario, le tombe e i templi dei faraoni, le statue di rappresentazione dei defunti confermano l’importanza che gli Egizi davano alla morte, alla transizione verso una vita eterna». Dopo l’arte, dopo il ruolo delle donne ecco un altro tema sul quale a distanza di millenni ci sono ancora tanti aspetti ancora da scopri, tra cui il concetto di giustizia: «Dopo la morte, il defunto affrontava il giudizio degli dèi e solo chi aveva vissuto in modo giusto poteva accedere all’aldilà. La vita dopo la morte rappresentava quindi una continuazione ideale della vita terrena, in cui regnavano ordine e giustizia. Gli Egizi credevano che l’essere umano fosse composto da diversi elementi, che si ricongiungevano dopo la morte.

Per questo motivo il corpo veniva conservato tramite la mummificazione e sepolto in una tomba costruita per consentirgli di riposare in eterno.

RICERCATRICE Sara Aly si è laureata in Egittologia all’Università Statale di Milano nel 2019 e nel 2023 presso la University of Manchester nel Regno Unito, Sara Aly dal 2023 si occupa dell’analisi di sarcofagi nella missione archeologica franco-egiziana attiva al Ramesseo. Dal 2023 al 2025 ha lavorato come ricercatrice di crimini d’arte al British Museum di Londra e attualmente svolge lo stesso incarico presso il Griffith Institute dell’Università di Oxford. Il suo compito consiste nel recuperare reperti, materiale antico e combattere i cosiddetti ladri d’arte: «Sono fenomeni purtroppo virali, c’è chi si organizza per rubare e fare propri tesori che appartengono a tutti noi e che segnano e rappresentano le nostre origini. Ecco io mi assicuro, insieme al mio team, di fare in modo che questo non avvenga. Tutti devono aver modo di vedere ciò che gli antichi Egizi ci hanno lasciato, sono una civiltà millenaria che ha ancora molto da insegnarci e sulla quale abbiamo ancora molto di cui indagare».

Edoardo Varese

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