14 giugno, XI Domenica del Tempo Ordinario

Riprendiamo a leggere il Vangelo di Matteo che si apre con lo sguardo compassionevole di Gesù, il quale non si pone come giudice, ma si fa carico del dolore umano. L’uomo, proprio come le pecore senza un pastore, si sente smarrito di fronte agli ostacoli della vita. Gesù prende subito consapevolezza di qual è il problema:

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!

Purtroppo è un’annosa questione che attanaglia anche i giorni nostri, ma a differenza di quanto si possa pensare, la prima risposta di Gesù, che rimane attuale, non è un attivismo frenetico, incontrollato e solo di facciata, quasi come se si dovessero trovare dei nuovi trucchi di marketing per pubblicizzare la fede, spinti ad uniformarci a questo mondo che viaggia ad alta velocità ed è iperconnesso. Il primo rimedio che nostro Signore suggerisce è la preghiera! Il preciso imperativo di Gesù, che si espande dai discepoli a tutte le generazioni future, è dunque quello di rivolgersi al Padre affinché l’opera compiuta dal nostro Salvatore nell’ultima cena possa continuare a compiersi ogni giorno attraverso l’operato prezioso di tutti i ministri ordinati che scelgono di donare la loro vita a Dio. La vocazione o chiamata è adesione al volere di Dio, è adesione personale, che si può comprendere solo se il nostro cuore è aperto grazie alla preghiera. Certamente non può essere una risposta ad un’esigenza della Chiesa o a un bisogno della società.

Gesù, in seguito, comanda ai discepoli, rinsaldati nella preghiera, di andare a predicare, a guarire, a resuscitare, a purificare e a scacciare i demoni; tutte azioni concrete e di vicinanza al prossimo, che rendono testimonianza dell’operato di Dio. In questo brano di Vangelo, quindi, possiamo ritrovare i due capisaldi che contraddistinguono tutto l’operato di Gesù sulla Terra: annunciare il Regno di Dio e prendersi cura del prossimo. Sono parole e azioni che ci rivelano la vera natura di Dio Padre misericordioso e che confluiscono tutte in quello sguardo compassionevole che Gesù ha per l’umanità.Tutti noi, in qualità di cristiani, proprio come è stato chiesto ai discepoli siamo chiamati ad una vita che corrisponda all’esempio di Gesù, il quale ci consegna un ultimo insegnamento: la gratuità. L’esser compassionevoli e caritatevoli non ha prezzo!

Davide de Palma e Desirée Isidoro

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