Qual è il danno per l’istituzione? All’inizio era un umano dispiacere per percorsi che potrebbero cambiare traiettoria, il senso di smarrimento di comunità o pastori di fronte a un passaggio inatteso, seppur parte della vita della Chiesa.
Accanto a sentimenti comprensibili si è affiancato il desiderio di “difendere” qualcosa di percepito come proprio, il “nostro” don, la “mia” parrocchia. Poi sono arrivati rabbia e livore, in veste di messaggi anonimi affissi alla porta, spifferi. Sotto forma di diffamazione, delazione, falsità, di parole armate, parole che non sono cristiane, non «disarmate» come quelle a cui invita papa Leone XIV: «Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana» (Operatori comunicazione, 12-5-25),
Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti (Messaggio Quaresima, 5-2-26).
Parole armate che dovrebbero far riflettere, nell’Osservatorio di due settimane fa mi aveva colpito l’etimologia comune di “armare” e “disarmare”, da cui il latino ricava un lessico guerresco e il greco la parola “harmós”, da cui “armonia”. La dis-armonia è etimologicamente una giuntura che salta, una comunità che si spezza. Con quali conseguenze? Le parole armate provocano il cratere di rapporti umani interrotti e di un’istituzione logorata in un territorio che di istituzioni ha grande carenza. Vigevano e la Lomellina non hanno un’università, non sono riuscite ad avere un Its, non hanno più un tribunale. L’industria patisce l’assenza di infrastrutture, che se arriveranno saranno in ritardo di decenni, l’agricoltura si confronta con cambiamento climatico, concorrenza straniera, tentativi di fare da sé aggirando le regole (la recente inchiesta sul riso bio).

Mortara e Vigevano, le due città di riferimento, sono reduci dalla crisi dei rispettivi Comuni, in un caso politica e innescata dalla morte del sindaco, nel secondo caso politico-giudiziaria, con la richiesta di 5 anni per corruzione per l’ex sindaco Andrea Ceffa e di 4 anni per istigazione alla corruzione per l’ex eurodeputato Angelo Ciocca e il costruttore Andrea Righini, che secondo l’accusa sarebbero stati il motore della “congiura di Sant’Andrea”, nella quale si dimisero tutti i consiglieri comunali d’opposizione e 4 consiglieri di maggioranza, col tentativo – per il Pubblico ministero corruttivo – di coinvolgerne anche altri e far finire in anticipo la consiliatura. Tra le istituzioni regge l’ospedale, che però è schiacciato da un lato dalla chiusura di chirurgia vascolare per quanto riguarda gli interventi programmati per aneurismi dell’aorta addominale, deciso dalla Regione per gennaio 2027 e che si cerca di scongiurare, e dall’altro lato dai 200 milioni che la stessa Regione garantisce e continua a garantire, ma di cui i primi 10, previsti per l’anno prossimo, non sono ancora stati deliberati attraverso alcun atto formale (come mette per iscritto la delibera relativa).
E regge la Diocesi, una diocesi piccola, confinante con due più grandi (Novara, Milano) e con una più prestigiosa (Pavia), già attraversata da momenti difficili, che negli ultimi 15 anni sono stati faticosamente superati e che non ha bisogno di tentativi di delegittimazione, in un territorio, come la Lomellina, che delle istituzioni superstiti ha bisogno di prendersi cura.
Giuseppe Del Signore

