Vigevano, chirurgia vascolare appesa a un filo

Un ridimensionamento che rischia di penalizzare un intero territorio o una riorganizzazione necessaria per la sicurezza delle cure? È il dilemma che avvolge il futuro del reparto di Chirurgia vascolare dell’Ospedale civile di Vigevano. Dal 1° gennaio, la struttura rischia infatti di dover fermare gli interventi programmati sull’aorta addominale. Il motivo è il mancato raggiungimento della soglia minima ministeriale. Non è detta però l’ultima parola. Il direttore del reparto parla di una situazione di stallo, in attesa di un incontro importante. La direzione del Welfare di Regione Lombardia lascia invece aperta una possibilità concreta per Vigevano di rivedere la decisione.

RIPRESA IN VISTA Del resto, i dati più recenti raccontano una storia di forte ripresa: nel solo 2025 gli interventi sull’aorta sono saliti, sfiorando il requisito richiesto e testimoniando un’attrattività in crescita per una struttura storica che vanta oltre 25 anni di attività. Numeri che alimentano le perplessità del territorio: perché applicare un taglio netto proprio mentre il trend dimostra che il traguardo è a portata di mano? Il timore principale riguarda la continuità assistenziale per i pazienti della Lomellina, costretti in futuro a lunghi spostamenti verso gli ospedali di Pavia o Rozzano. Da qui la richiesta alla Regione di valutare una deroga temporanea o un periodo di monitoraggio, oltre al rinvio della palla alla commissione tecnica regionale, chiamata a valutare la relazione dell’Asst di Pavia.

SPERANZE IN CORSIA Sul campo, tra le corsie, l’atmosfera è di cauta attesa. A fare il punto sulla fase attuale è il dottor Giovanni Ambrosino, direttore di Struttura semplice dipartimentale di Chirurgia generale a indirizzo vascolare: «La situazione è in stallo perché alla fine di ottobre è previsto un incontro con i direttori di struttura e potrebbero emergere delle novità». Dal canto suo, la Regione difende la ratio della scelta, spiegando che la centralizzazione risponde primariamente a criteri di sicurezza clinica. La direzione generale Welfare della Regione Lombardia precisa infatti che «tramite provvedimento sono stati individuati come centri di riferimento per il trattamento della patologia aortica le strutture che garantiscono almeno 30 interventi annui open e/o endovascolari e che dispongono dei necessari requisiti clinici, organizzativi e tecnologici.

Tale soglia non rappresenta un criterio meramente quantitativo, ma un valore di riferimento coerente con le indicazioni della letteratura scientifica e delle linee guida nazionali ed europee, che riconoscono una relazione tra volumi di attività ed esiti clinici.

LE RASSICURAZIONI Il Dipartimento Welfare ci tiene però a rassicurare la popolazione sulla gestione delle emergenze e sul mantenimento delle altre attività specialistiche della struttura: «Dal 1° gennaio 2027, la limitazione prevista dalla deliberazione riguarda espressamente le prestazioni programmate e in elezione. Per le manifestazioni acute della patologia aortica è invece definito uno specifico percorso di emergenza-urgenza, integrato con Areu e con le reti regionali delle patologie tempo-dipendenti, finalizzato a garantire la stabilizzazione del paziente e il suo rapido trasferimento verso il centro più adeguato per competenze e dotazioni». Anche se non chiarisce come questo modello possa colmare le maggiori distanze da coprire per il trasferimento in ospedali più lontani, che si traducono in più tempo per patologie che sono definite «tempo dipendententi» e per cui non sempre è possibile la stabilizzazione in loco, ma c’è necessità di accesso urgente a una struttura ospedaliera.

LA REGIONE APRE Infine, la nota della Direzione Welfare lascia aperta la porta a possibili forme di collaborazione a rete e a una futura rivalutazione per il presidio di Vigevano: «Le prossime attività della Commissione tecnica regionale saranno infatti dedicate all’approfondimento delle patologie vascolari, a partire dalla patologia periferica, con l’obiettivo di valorizzare le competenze presenti in tutti i centri e di definire in modo condiviso modelli organizzativi […]. In questo quadro sarà rivalutata anche la situazione della Chirurgia vascolare di Vigevano».

Massimo Sala

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