31 agosto, XXII Domenica Tempo ordinario

C’è qualcosa di molto familiare nel Vangelo di questa domenica: una tavola imbandita, persone che si muovono con discrezione (ma neanche troppo) per accaparrarsi i posti migliori, sguardi che misurano chi è arrivato, chi conta di più, chi “merita” di stare vicino al padrone di casa.

commento vangelo

Una scena che potrebbe svolgersi in una cena di gala, in una festa di matrimonio… o persino nelle nostre parrocchie, dove a volte capita di sentire chi siede “più in vista” e chi resta ai margini. Gesù osserva. Non giudica con durezza, ma non lascia passare inosservata la scena. Racconta una parabola semplice: “Quando sei invitato a nozze, non metterti al primo posto… perché potrebbe arrivare uno più degno di te e ti toccherà scendere. Meglio invece scegliere l’ultimo posto: sarà il padrone a chiamarti e dirti ‘Amico, vieni più avanti’”. Il cuore del messaggio è limpido: l’umiltà non è solo una virtù di chi “sa stare al suo posto”, ma è la condizione per vivere relazioni autentiche, libere dal calcolo e dall’apparenza. L’umile non deve recitare una parte, non ha bisogno di misurare la sua importanza col metro degli altri: sa che la sua dignità viene da Dio. Poi Gesù alza il tiro. Non si limita a parlare del “dove sedersi”, ma di “chi invitare”. “Quando offri un pranzo, non invitare amici, fratelli, ricchi vicini… ma poveri, storpi, zoppi, ciechi”.

Parole che sanno di scandalo, perché ribaltano la logica dello scambio e della convenienza.

Gesù non condanna l’amicizia, ma mette in guardia da una mentalità che riduce persino la tavola a un contratto: ti invito, così un giorno inviterai anche me. Il Regno di Dio non funziona così. È dono gratuito, eccedenza d’amore, apertura che non calcola il ritorno. Il banchetto del Regno – quello a cui tutti siamo chiamati – non è riservato a chi se lo merita. È per gli scartati, per chi non può ricambiare. Ed è lì che scopriamo la verità del Vangelo: la vera gioia non nasce dal ricevere riconoscimenti, ma dal farsi dono, dall’aprire spazio a chi non ha voce. Questo Vangelo ci provoca nel quotidiano. Dove cerchiamo i “primi posti”? Nella carriera, nelle relazioni, nei social, persino nella comunità cristiana? E chi lasciamo fuori dalle nostre “tavole”, reali e simboliche? Forse i poveri di tempo, i solitari, i dimenticati che non contano nei nostri bilanci. Gesù ci chiede un passo di libertà: smettere di vivere la vita come una scalata e imparare a stare con semplicità accanto agli altri, lasciando che sia Dio a darci il posto. E ci invita a riscoprire la gioia del dono che non attende nulla in cambio. In fondo, il cristiano vive di questo: è un invitato che ha ricevuto tutto gratis, e proprio per questo non può che invitare altri alla stessa festa.

don Carlo Cattaneo

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