Fin da piccoli ci viene insegnato a pregare il segno della croce che compiamo “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”: ecco la Trinità, che celebriamo in questa domenica dopo la solennità di Pentecoste.
Ripensando agli studi in seminario, ricordo un corso annuale di teologia trinitaria che prevedeva parte biblica, storica e sistematica per poi concludere che la Trinità altro non sarebbe che una “comunione di amore”. Sappiamo bene cosa significhi comunione, mettere in comune, unirci con qualcuno e noi “facciamo la comunione” quando ci cibiamo dell’Eucaristia; sappiamo altrettanto bene cosa significhi sperimentare la gioia di amare e di sentirci amati. Tutto il vangelo è poi riassumibile nel duplice comandamento dell’amore: siamo chiamati ad amare Dio e il prossimo come noi stessi! Un amore di Dio che viene prima e al quale siamo chiamati a rispondere con la nostra testimonianza di vita. Crediamo in un Dio che è comunità di persone, che si vogliono bene, distinte ma uguali e profondamente legate, al punto da essere una cosa sola. Ciò che caratterizza le persone divine è il dono: ognuno dona se stessa e dona quell’amore per la salvezza del mondo. Dio ha tanto amato gli uomini tanto da darci il dono più prezioso: suo Figlio!! Gesù è diventato uomo, si è spogliato delle sue prerogative divine (per dirla con S. Paolo) e si è umiliato fino alla morte in croce. E tutto questo per amore degli uomini e delle donne di ogni tempo! Nel lungo dialogo con Nicodemo, dottore della legge e fariseo che incontra di Gesù con il favore delle tenebre per non farsi vedere, specialmente nel versetto 3,16, c’è tutto il piano di Dio per gli uomini:
la salvezza, una salvezza che passa in modo inequivocabile da Gesù.
Nella V domenica di Pasqua Gesù diceva di sé di essere la via, la verità e la vita (Gv 14,6). Questo è il piano di Dio: non esiste un piano b! Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, li vuole condurre alla pienezza della vita, all’alba di un nuovo giorno, in quel posto che lui ha preparato per ciascuno di noi fin dall’eternità. Gesù ribadirà più volte tale concetto: “che io non perda nessuno di quelli che mi ha dato, ma li risusciti nell’ultimo giorno (Gv 6,39 e vuole che “quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato. Quante volte abbiamo una strana idea di Dio o un’altra idea di Dio ben diversa da quella che ci viene descritta nei vangeli. Ricordiamocelo bene quando pensiamo ad un Dio pronto a bacchettarci e punirci! Dio non ha mandato suo Figlio per condannare o giudicare ma per salvare il mondo! Se siamo stati fatti ad immagine e somiglianza di Dio anche dentro di noi c’è uno spirito di comunione, un DNA trinitario: siamo fatti non per stare soli ma per vivere la relazione, l’amore, la comunione, la fraternità, l’amicizia.
don Stefano Targa

