Nell’approssimarsi della conclusione dell’anno giubilare, la Diocesi comincia a tracciare un primo bilancio di questo tempo di grazia, affidandolo alla voce di alcuni sacerdoti che hanno avuto l’opportunità di guidare comunità e luoghi indicati dal vescovo Maurizio come chiese giubilari. Tra questi, la basilica di Santa Maria Maggiore e la chiesa di San Michele a Lomello — entrambe dichiarate giubilari — e la basilica di San Lorenzo Martire in Mortara. Don Roberto Signorelli, amministratore parrocchiale di Lomello, racconta come l’anno giubilare abbia rappresentato per la comunità un vero cammino spirituale: «Il Giubileo ha assunto una particolare rilevanza per tutta la nostra realtà. La Basilica, con il suo millenario, è diventata un segno visibile di una Chiesa che vive, che prega, che si rinnova. Nel corso dell’anno abbiamo accolto celebrazioni vicariali e diocesane, come la celebrazione penitenziale vicariale, il ringraziamento dopo il pellegrinaggio dell’Oftal a Lourdes e la preghiera del Cdal. Sono stati momenti forti di comunione e di preghiera».
Il cammino giubilare non si è esaurito nella dimensione liturgica. A Lomello, il Giubileo ha saputo intrecciare fede, arte e cultura in una sinfonia di esperienze spirituali: «Abbiamo voluto – prosegue Don Roberto – che la bellezza dell’arte e della musica diventasse linguaggio di fede. Numerosi concerti di musica sacra hanno accompagnato l’anno, culminando con La Creazione di Haydn, eseguita da oltre cento giovani musicisti. È stato un momento intenso, dove la musica è divenuta preghiera. Anche il teatro ha aiutato a riscoprire la Chiesa come pietra viva, segno della fede che abita le persone prima ancora delle mura millenarie». L’esperienza giubilare di Lomello si è rivelata un vero mosaico di grazia, capace di coinvolgere pellegrini e visitatori:
Molti sono entrati in Basilica forse solo per interesse artistico, ma si sono lasciati interrogare dai segni del Giubileo: il Crocifisso, il Battistero, i simboli della fede. Anche chi è venuto per una visita culturale ha percepito che qui la pietra racconta la vita, e la vita diventa preghiera.
A Mortara il parroco della basilica di San Lorenzo, don Marco Torti, offre un altro sguardo su questo tempo di grazia: «È stato un anno particolarmente ricco di doni del Signore. Anche se non ci sono stati grandi eventi diocesani, la nostra basilica ha accolto tantissimi pellegrini che, singolarmente, hanno voluto vivere il cammino giubilare. È stato toccante vedere come molti abbiano riscoperto la misericordia attraverso la confessione e la preghiera personale davanti all’Eucaristia». Per la comunità mortarese, il Giubileo ha rappresentato anche un tempo di unità e di rinnovamento: «Abbiamo vissuto momenti comunitari forti – continua don Marco – a partire dall’apertura dell’anno giubilare, fino alle celebrazioni che hanno coinvolto tutte le realtà parrocchiali. È stato bello vedere come questo tempo abbia ravvivato la fede e la partecipazione, riscoprendo la basilica non solo come luogo d’arte, ma come cuore pulsante della vita cristiana della città». Due cammini diversi, ma un’unica esperienza di grazia: quella di una Chiesa diocesana che, attraverso i suoi luoghi giubilari, ha saputo riscoprire la bellezza della fede vissuta, condivisa e incarnata nella storia.
don Carlo Cattaneo

