In ricordo di Benedetto XVI / Un cammino all’insegna della fede

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Testo breve, denso, essenziale. Non è difficile cogliere il filo rosso che unifica e riassume tutta la vita dal suo nascere fino al suo compiersi nella morte: è il vasto e decisivo ambito della fede (il sostantivo o il corrispondente verbo è ripetuto una decina di volte).

Fede ricevuta nell’ambiente familiare, cresciuta nel periodo di formazione al ministero, determinante nella fase di ricerca, di approfondimento teologico e di insegnamento accademico fino all’approdo più alto del magistero pontificio.
Fede culturalmente approfondita e testimoniata anche nel confronto con altri maestri del pensiero del ‘900 le cui conquiste hanno dimostrato notevoli pregi, ma anche tanti limiti.
Comunque e sempre, fede performativa della vita del singolo credente e della comunità ecclesiale.

Il testamento è da accogliere con gratitudine e con interesse. Ora, Papa Benedetto è giunto all’incontro a faccia a faccia dinanzi a Dio (1Cor. 13, 12). La fede, luce nell’oscuro cammino della vita terrena, ha terminato il suo compito. Caduto ogni velo, è apparso Dio visto come egli è realmente (1Gv. 3, 1-3); si è dischiuso quel mondo nuovo nel quale anche la fede e la speranza “cesseranno”: solo la carità “non avrà mai fine” (1Cor. 13, 8). Ora, Papa Benedetto è perennemente avvolto da quella luce che “non sorge né tramonta: risplende sempre” (S. Agostino).

Don Luigi Cacciabue

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