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    La Santa Sede dà l’ok al “culto popolare” del Beato Matteo

    Nei mesi scorsi circolava nella nostra città di Vigevano la voce che il vescovo mons. Gervasoni avesse in animo di chiedere ufficialmente alla Congregazione Romana competente l’elezione del Beato Matteo Carreri quale “Patrono secondario” della città di Vigevano. Lo stesso presule aveva espresso pubblicamente la sua intenzione trovando consenso tra i Vigevanesi, e anche tra le autorità civili. La richiesta ufficiale fu firmata nel palazzo vescovile di Vigevano il 23 ottobre dello scorso anno. La questione giunse a Roma e fu analizzata dai periti della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Dopo una attesa non lunga (i tempi della Città eterna sono notoriamente lunghi nell’una come nell’altra sponda del Tevere) è giunta in questi giorni l’attesa risposta. Lo scorso 25 aprile l’em.mo Prefetto della Congregazione, il cardinale Robert Sarah, nel grande palazzo che si affaccia sulla piazza San Pietro ha firmato il decreto. La Chiesa Universale ha riconosciuto “Patrono Secondario presso Dio della città di Vigevano il Beato Matteo Carreri, presbitero dell’Ordine dei Predicatori, da tempo venerato a Vigevano, ove predicò la Parola di Dio e morì piamente l’anno del Signore 1470”, come recita il documento. Come ogni nostro concittadino sa, quel frate domenicano trascorse gli ultimi mesi della sua vita a Vigevano, nel convento annesso alla chiesa di San Pietro martire, e qui morì il 5 ottobre 1470, dopo aver promesso di guardare dal cielo Vigevano e i suoi abitanti.

    Sant'Ambrogio e il Beato Matteo
    Sant’Ambrogio e il Beato Matteo Carreri protettore di Vigevano, tavola di Spanzotti Gianmartino (1455 c.a. – 1528). Pinacoteca di Brera deposito G. Crespi M., Milano, segnalato dal rev. padre Angelo Caccin o.p.

    Questi tributarono fin da subito una devozione grandissima, che dura ancora oggi. Nel 1482 Sisto V concesse il titolo di Beato a fra Matteo Carreri, sanzionando così la testimonianza di fede del popolo e i numerosissimi prodigi compiuti in vita e in morte. Dopo la conferma del culto sotto papa Urbano VIII, nel 1742 Benedetto XIV rinnovò la concessione e ne approvò l’Ufficio per la città di Vigevano e l’Ordine Domenicano. Fu così confermata l’usanza antichissima di festeggiare nella chiesa di san Pietro martire il Beato Matteo come giorno proprio il 7 ottobre, data tradizionale dei funerali, essendo il giorno 5 la ricorrenza della consacrazione della chiesa, avvenuta nel 1480. L’Ordine Domenicano invece lo commemora il giorno 8. La festa popolare cittadina si prolunga la seconda domenica del mese e il lunedì successivo. Questo ulteriore atto ufficiale della Santa Sede altro non fa che confermare dal punto di vista ecclesiale una elezione che avvenne a furore di popolo, e che fu sanzionata ufficialmente dal Consiglio Generale del Comune di Vigevano il 27 marzo 1518, essendo sindaci e oratori della Comunità Raffaele Vastamiglio e Achille Bellazzi. Una precisazione. Patrono della città di Vigevano è da sempre Sant’Ambrogio, titolare della chiesa Cattedrale e della primitiva Collegiata, che è citata in una pergamena conservata nell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Novara datato 996. E’ il più antico documento storico che menziona Vigevano, e – forse non a caso – nomina anche Sant’Ambrogio.

    Lo scurolo
    La teca nello scurolo dove riposano i resti del Beato Matteo

    A conferma del singolare legame tra la nostra città e il gran Santo è l’antico sigillo del Comune, che lo raffigura in abiti pontificali e staffile. Una rappresentazione si trova sul portale di quello che fu il convento dei Domenicani: il Comune che l’aveva eretto nel 1445 per voto pubblico aveva voluto porre il suo sigillo sulla nuova costruzione, iniziata dopo il 1646 e adibita in anni più recenti a sede del tribunale. La straordinaria devozione dei nostri padri per il Beato Matteo non sostituì il rispetto e la riconoscenza all’antico patrono Sant’Ambrogio, tanto che si volle semplicemente apporre il titolo di “protettore”. Una significativa espressione artistica di questo “binomio” è nella tavola che molti ricorderanno esposta nell’atrio del Tesoro del Duomo (nel precedente allestimento). Si tratta della ancona della chiesa di san Giorgio, in via Cairoli, commissionata probabilmente poco tempo dopo il 1518. In alto, nella cimasa è il titolare della chiesetta): al centro la Madonna con il Bambino, a destra Sant’Ambrogio e a sinistra il Beato Matteo. L’antico Patrono e l’amato Protettore compaiono armonicamente accanto alla Santa Vergine, Avvocata di noi Peccatori. Il Decreto di cui oggi diamo notizia altro non è da intendersi che la conferma ufficiale della Chiesa per quanto il popolo vigevanese ha da cinque secoli vissuto, in comunione con i suoi pastori e i suoi governanti. Se la Comunità civile nel 1518 si sentì in dovere di esprimere la devozione dei fedeli nel titolo di “protettore” ora, nel 2020, la comunità ecclesiale accoglie con gioia nella concessione del titolo di “patrono secondario” la straordinaria testimonianza di fede e di carità che illumina dal 1470 la fede di tutti i Vigevanesi: il nostro beato Matteo.

    Don Cesare Silva

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