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mercoledì, Settembre 30, 2020
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    Mons. Gervasoni: pensieri di Quaresima 2

    L’omelia del vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, che riflette sul tempo della Quaresima e sul particolare momento che stanno vivendo la comunità diocesana, l’Italia e il mondo. Mons. Gervasoni, con le sue parole dallo Scurolo del Beato Matteo, ha sottolineato la presenza del Signore anche in questi “tempi di prova”.

    In questo cammino quaresimale abbiamo visto prima il Vangelo delle tentazioni, poi la trasfigurazione, e adesso il testo della Samaritana. Questa Quaresima ci chiede oggi di lasciarci provocare sul cammino interiore per arrivare ad adorare Dio in spirito in verità. Ma anche la situazione che stiamo vivendo ci sta chiedendo la stessa cosa. Che cosa vuol dire adorare Dio in spirito e verità? Io continuo a chiamare persone che conosco a Bergamo, e oggi mi è stata data la notizia del primo vigevanese che ci ha lasciato a causa del coronavirus. A Bergamo sono migliaia: persone che conoscevo ci han lasciato, e han lasciato le famiglie nel dolore. Ed è per questo che ho proposto a tutti una particolare attenzione anche a coloro che devono subire il trauma della morte di un loro caro senza avere neanche il tempo di elaborare il lutto. Dobbiamo essere vicini a queste persone. Ma al di là di questo, in queste prove ci accorgiamo che abbiamo bisogno del Signore e ci domandiamo dov’è. Il Signore è con noi sì o no? Il tempo della Quaresima da sempre costringe gli uomini al cammino di penitenza perciò a non porre banalmente la domanda se il Signore è con noi, sì o no, in base al benessere di ciascuno. E Dio c’è se stiamo bene. Solo che poi succede che se stiamo bene di Dio non ci importa più nulla e ci dimentichiamo. E il vero problema è appunto che il nostro unico garante del vero bene è proprio Dio, e se ci dimentichiamo di Lui anche se stiamo bene, se stiamo nel benessere, le cose non vanno bene lo stesso.

    Nel momento del tempo della prova – e quella che stiamo vivendo è una prova davvero dura – il Signore ci chiede di adorarlo in spirito e verità, perciò non secondo i nostri bisogni, le nostre rivendicazioni, o come dice la prima lettura, il “mettere alla prova” il Signore. Come dire che dev’essere come noi, per assecondare i nostri desideri. Altrimenti dov’è Dio? E allora, ecco, il Vangelo della samaritana è molto importante, perché in questo nostro cammino quaresimale, in questo deserto della malattia, della segregazione, della quarantena, ci costringe a rileggere le nostre domande, le nostre abitudini. Questa donna si avvicina a Gesù in modo abitudinario, e si chiede come mai un giudeo la importuna, le chiede da bere e non ha nulla da attingere. Gesù a poco a poco la conduce a ciò che caratterizza veramente la sete dell’uomo. E in questo caso Gesù che chiede da bere è colui che può dissetare, per sempre. Tutte le abitudini, i pregiudizi, anche tutte le ideologie, le convinzioni che noi abbiamo, quelle cose che guidano le scelte della nostra vita, quelle in base alle quali decidiamo se una cosa è vera o no, opportuna o no, giusta o no, e non ci pensiamo tanto, lo decidiamo così, con un’intuizione, magari magari con un’arrabbiatura, o con un sorriso. Ecco, il Signore invece vuole condurci a cercare più in profondità, e la prova che stiamo vivendo ci fa capire che tante cose che crediamo di vivere con sufficienza non sono affatto semplici, scontate.

    Noi continuiamo infatti a vivere nonostante il fermo di quasi tutte le attività, ma la distribuzione degli alimenti non è ferma, qualcuno deve lavorare. E anche il flusso finanziario non è fermo, lo Stato deve dare un po’ di soldi a coloro che non lavorano e non guadagnano, e perciò prima o poi finiranno anche i soldi, e allora cosa facciamo? Quando si sta bene a queste cose non si pensa, una volta che hai il lavoro e lo stipendio va tutto bene, devi solo pensare a quello che vuoi fare, a quello che devi fare. Mai che una volta ci venga in mente di ringraziare quelli che lavorano per noi, mai che una volta pensiamo che il nostro lavoro non è solo funzionale al nostro benessere, ma al benessere di tutta la nazione, soprattutto di coloro che non ce la fanno. Ecco, in questo tempo il Signore ci chiede di aumentare l’introspezione, di andare più in profondo. E quando sentiamo che ormai anche le certezze più forti i noi vacillano, e cominciamo a pensare sempre più diffusamente che potrebbe capitare anche a noi, allora le cose cambiano notevolmente. E allora siamo invitati a pensare a ciò che vale davvero. È quello che chiedo a tutti in questa settimana: meditiamo un po’ sulla parola di Dio, impariamo a rileggere i nostri affetti, le nostre relazioni, i nostri convincimenti personali. Vediamo se sono davvero alla prova, e fino a che punto sono veri.

    Ecco, noi oggi siamo portati a pensare e ad agire come tre, quattro secoli fa, dove i tempi delle relazioni erano molto più rallentati, anche più duri, difficili, c’era più tempo di silenzio. Non buttiamo via quest’occasione che il Signore ci dà, questa prova, per imparare il senso della nostra vita, a partire appunto dalla precarietà, dalla fragilità di questa vita che abbiamo. Impariamo a rendere grazie a coloro che ci permettono di vivere, impariamo a metterci al servizio. Impariamo, insomma, a riconoscere a poco a poco la verità del nostro cuore, come la samaritana passo dopo passo è condotta da Gesù alla verità profonda del suo cuore: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. É quello che convince la samaritana a e la rende missionaria. Questa settimana sia per noi il tempo in cui rivediamo quello che abbiamo fatto. Non per vedere se siamo bravi o cattivi, ma per imparare a riconoscere con sapienza il Signore che ci chiede di purificare i cuori, di accogliere la sfida della sua domanda, della sua parola. Cerchiamo anche di essere vicini a coloro che soffrono, che lottano per la vita, che si impegnano per le sofferenze degli altri. Cerchiamo davvero di essere vicini gli uni agli altri, di rinsaldare i nostri affetti, di dare una buona parola, di fare una telefonata in più. Ecco, proviamo a ritessere questa trama della comunità, che si costruisce proprio sull’attenzione dell’amore riconoscente.

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