Comandamenti / Il dovere di essere liberi

L’ottavo comandamento ci invita a considerare in maniera più completa ed esistenziale il grande tema della verità, chiedendoci di non accontentarci di dire la verità, ma di essere veri, dando così testimonianza con tutto quello che siamo, che abbiamo e che facciamo alla bontà misericordiosa del nostro Dio. Sant’Agostino annota acutamente nelle sue Confessioni che quando chiede a una persona se preferisca godere del falso o del vero, nessuno esita a pronunciarsi per il vero, così come pure nel dire di desiderare la felicità. Tutti noi vogliamo godere del vero, tanto quanto vogliamo la felicità.

Molti ho incontrato – è Agostino che scrive – che volevano ingannare, ma che volesse farsi ingannare, nessuno». Ed ecco la sua conclusione: «Amando la felicità, che non è se non il piacere della verità, debbono pure amare anche la verità.

COS’È LA VERITÀ Ci viene allora da domandarci cosa sia la verità. La domanda la pose anche Ponzio Pilato quando si trovò faccia a faccia con Gesù: «quid est veritas», «che cos’è la verità?». Il Vangelo ci dice che Gesù rimase in silenzio, un silenzio che meravigliò lo stesso Pilato il quale non comprese che la risposta era proprio lì davanti a lui, in carne e ossa. Proprio Agostino, analizzando questa frase latina, con un gioco di anagramma generò la frase «est vir qui adest», che significa «l’uomo che ti sta di fronte». In tutto l’Antico Testamento Dio ci viene presentato come sorgente di verità; in Gesù, finalmente, la verità si afferma pienamente. Davanti a Pilato dirà di essere «venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità», mentre ai suoi discepoli aveva già detto «Io sono la verità».

commento vangelo

FEDE SINCERA Al discepolo è chiesto di rendere testimonianza al Maestro, professando la propria fede senza equivoci e senza vergogna, fino al martirio. Il comandamento che ci chiede di non dire falsa testimonianza è sicuramente un richiamo al dovere della veracità, ma anche un fascio di luce che vuole rischiarare ogni nostro atto affinché sia profondamente umano. La verità non annienta la libertà, al contrario, la sprigiona. La libertà – lo chiarisce bene San Paolo ai Galati – non è un pretesto per vivere secondo la carne, ma è libertà per il bene, per vivere nella carità.

SOLI CON DIO Nell’intimo della coscienza – ci ricorda la “Gaudium et spes” – ogni uomo si trova solo con Dio, ed è proprio in questo misterioso sacrario nel quale la creatura si incontra con il suo Creatore che scaturisce l’esigenza e il compito della ricerca della verità, di ciò che qui e ora è gradito a Dio. La verità ci viene incontro e si lascia trovare là dove l’uomo non evade l’impegno con se stesso, con quell’insieme di esigenze fondamentali e originali di cui il Creatore lo ha dotato. Accettare liberamente di farsi “cercatori della verità” è la prima e più fondamentale forma di veracità e di accettazione del mistero che è fondamento di tutta la realtà e che noi chiamiamo Dio Padre. Questa sincerità che i Vangeli chiamano anche “rinnegamento di sé” e “conversione” è la via per giungere a quella verità e a quella libertà che sono totalmente svelate e donate in Cristo. Chi segue Cristo uomo nuovo diventa più uomo: il cristianesimo davvero è il compimento dell’umano. La verità che ci fa liberi è l’amore, non uno qualsiasi, ma quello che Cristo ci ha manifestato e donato. Non dire falsa testimonianza è impegno a testimoniare la verità, a vivere cioè da figli, lasciando che in tutto ciò che siamo, facciamo e diciamo emerga la grande verità: Dio è nostro Padre e ci possiamo fidare di lui perché amati.

don Paolo Ciccotti

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