Crisi climatica, a Trento la sfida del racconto

Settimanali cattolici riuniti a Trento per raccontare la crisi climatica. “Pianeta in prima pagina, cronisti del clima” è questo il titolo del convegno Fisc tenutosi dal 16 al 18 aprile nella splendida cornice delle Dolomiti, incontro che ha voluto anche festeggiare i cento anni del settimanale Vita Trentina, voce autorevole e punto di riferimento del territorio.

CONSAPEVOLEZZA Appuntamento a cui ha partecipato anche l’Araldo Lomellino, quella di Trento è stata un’occasione per mettere al centro non solo il pianeta, ma anche per riunire giornalisti, esperti di comunicazione, scienziati ed esperti di varie discipline per raccontare la crisi ambientale senza semplificazioni fuorvianti e nel rispetto della deontologia giornalistica. Un confronto che ha riunito settanta giornalisti da tutta Italia, chiamati a misurarsi con una narrazione complessa, che richiede competenza e responsabilità. Cuore del convegno la seconda giornata al Polo culturale Vigilianum, sede di Vita Trentina, dove Daniela Verlicchi, della commissione cultura della Fisc ha richiamato il ruolo di “traduttori” affidato ai cronisti.

Come giornalisti, dobbiamo intervistare gli esperti e poi raccontare quello che dicono. Un passaggio chiave, perché proprio nella traduzione del linguaggio scientifico si annidano spesso errori e distorsioni.

Christian Casarotto

DEONTOLOGIA Sul piano deontologico è intervenuto Giovanni Caprara, sottolineando un ritardo culturale dell’informazione italiana. «Siamo carenti nella formazione del raccontare la scienza». Da qui l’importanza dell’inserimento della dimensione scientifica nel testo unico dei doveri del giornalista. Ma Caprara ha indicato anche una bussola chiara, secondo cui «l’unico antidoto alla verità alternativa è risalire a fonti attendibili». Umiltà e rigore come condizioni imprescindibili per esercitare quel “potere straordinario” che è la scelta delle fonti.

FONTI Incisivo l’intervento del glaciologo e divulgatore del Muse Christian Casarotto, che ha messo in guardia da alcune scorciatoie narrative. «Dobbiamo tradurre un linguaggio complesso, ma con attenzione possiamo evitare derive terribili». Ed entrando nel merito, ha smontato uno degli errori più diffusi. «Dire che i ghiacciai avanzano dopo un inverno nevoso non è corretto». Il punto, è il tempo perché «serve una serie continua di cinque, sei, sette anni con bilanci positivi perché un ghiacciaio possa avanzare. Un anno non è sufficiente». E lo stesso vale per il clima. «Un’estate fresca non c’entra nulla. È un evento meteorologico. Si parla di clima solo su un arco di almeno trent’anni». Un richiamo alla precisione, che diventa anche un invito a evitare titoli sensazionalistici e letture superficiali. Nella seconda parte della mattinata, le testimonianze di alcune testate locali hanno mostrato quanto sia delicato raccontare le emergenze sul territorio, tra allarmismo e rischio di assuefazione. Dalla Marmolada all’Emilia-Romagna, passando per i Campi Flegrei, un filo comune: «non si racconta ciò che non si capisce».

Dalla Laudato si’, chiamata all’azione

«La Laudato si’ non è stato genericamente un manifesto verde, ma è stata una chiamata all’azione». Con queste parole mons. Domenico Pompili, vescovo di Verona e promotore delle comunità Lardato si’, apre il convegno Fisc di Trento nel pomeriggio di giovedì 16 aprile. Una riflessione che ha subito dato il tono al confronto, dove non si tratta di un dibattito astratto, ma di una chiamata alla responsabilità che riporta al centro il senso profondo dell’enciclica. E uno sguardo lucido è andato all’attualità, dove il tema ambientale sembra scivolare ai margini.

Non deve sorprenderci se non è più in prima pagina. In questo momento ci sono le guerre. Ma per quali ragioni si fanno le guerre, se non per la ricerca di risorse? Tutto è profondamente interconnesso.

Un passaggio che invita a superare letture frammentarie e a cogliere il legame tra crisi climatica, economia e conflitti.

mons. Pompili

NARRAZIONE E sul piano della comunicazione, mons. Pompili ha messo in guardia da due derive opposte, «da un lato il negazionismo, dall’altro una narrazione “terrorista” che non riesce a toccare i cuori». La strada indicata è diversa, perché «non basta più tecnologia, ma serve più contemplazione». Un richiamo a recuperare uno sguardo capace di profondità, prima ancora che di dati. A offrire il quadro scientifico è stato il direttore del Muse, Massimo Bernardi, partendo da un dato inequivocabile. «La temperatura globale, dagli anni Cinquanta, schizza in alto». Ma più che i numeri, colpisce la lettura del fenomeno. «Siamo dentro una rivoluzione cognitiva, oltre che sociale e ambientale». Eppure qualcosa non ha funzionato nella comunicazione. «Da settant’anni sappiamo come stanno le cose e non siamo riusciti a spiegarci – continua Bernardi – Stiamo fallendo come scienziati». Da qui la necessità di un’alleanza con il mondo dell’informazione. Ma le soluzioni esistono e sono molteplici, seppur accanto a quelle tecniche e politiche serve un cambio culturale. «Da un lato l’efficacia della scienza, dall’altro l’ecologia integrale, che ci aiuta a reagire all’indifferenza». Una sfida che chiama in causa anche il giornalismo, chiamato non solo a informare, ma a rendere comprensibile la complessità.

Da Vigevano a Trento, l’Araldo nel cuore del confronto

I redattori Varese e Zorzato a Trento

Partenza alle prime luci dell’alba, binari ancora mezzi vuoti e una direzione chiara solo sulla carta: Trento. Il resto è stato un continuo inseguirsi di coincidenze e cambi di treno con la pianura lasciava spazio alle prime montagne, fino alle Dolomiti che sembravano accompagnarci verso la meta.

ARRIVO Dopo il check-in in hotel, qualche ora rubata alla stanchezza per perdersi nelle strade del centro, tra il Duomo di Trento e una cucina trentina che non ha tradito le aspettative. Poi alle 17 Palazzo Geremia ha aperto ufficialmente il convegno della Fisc con i saluti del presidente Mauro Ungaro e dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi.

CONFRONTO Le prime riflessioni hanno subito tracciato la rotta del confronto, con il direttore del Muse Massimo Bernardi e il richiamo alla Laudato si’ affidato a mons. Domenico Pompili, vescovo di Verona. Ma il cuore del convegno si è consumato il 17 aprile, tra voci diverse, ma unite dalla stessa urgenza. Tra i protagonisti, il glaciologo del Muse Christian Casarotto, capace di riportare il discorso sui ghiacciai dentro coordinate temporali più rigorose.

MUSEO Ma poi il pomeriggio della seconda giornata ha avuto una svolta inaspettata. La visita guidata al Muse di Trento, è stata per noi una vera rivelazione alla scoperta della flora e fauna del Trentino. Una giornata speciale che si è conclusa con una cena dentro gli spazi del museo e con lo spettacolo “Mezzo trilione di elefanti”. L’ultimo atto è arrivato con l’intervento di mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, e la visita al Museo Diocesano Tridentino, quasi a chiudere un cerchio tra cultura, fede e ambiente.

Rossana Zorzato, Edoardo Varese

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