Gaza, nel 2024 2.95 milioni di euro per ripristinare la clinica

La rete Caritas in aiuto alla Terrasanta. Una risposta forte e concreta che vuole opporsi agli orrori della guerra. Sin dall’attacco terroristico dello scorso 7 ottobre 2023 e dalla successiva risposta militare di Israele, Caritas Gerusalemme, in collaborazione con tutta la rete umanitaria, ha avviato una fase di intervento che ha fornito un aiuto a 3.627 persone già a partire dal periodo ottobre 2023 – gennaio 2024. In questa prima parte di conflitto la rete solidale ha fornito servizi sanitari primari e farmaci a 1.119 persone assistite, distribuito kit alimentari e igienici a 938 persone, così come garantito supporto psico-sociale e riconosciuto contributi economici a 359 famiglie e 81 operatori. Aiuti tempestivi a fronte di una crisi umanitaria senza precedenti a Gaza.

IMPEGNO Una situazione tanto grave quanto delicata che è seguita con attenzione soprattutto da Caritas Italiana. A oggi sono state realizzate attività quali il sostegno finanziario a Caritas Gerusalemme, con un contributo pari a 685mila euro e uno di 30mila destinato a Caritas Libano. Tra i tanti progetti, un cenno particolare va all’apertura della raccolta fondi “Emergenza Terra Santa”, attraverso cui è possibile donare offerte tramite i conti correnti di Caritas Italiana dal sito donazioni.caritas.it. Al lavoro già da decenni in Terrasanta, Caritas mira ad ampliare con impegno i progetti di “Pace e Riconciliazione”, per favorire in primo luogo il dialogo e il confronto tra le parti coinvolte nel conflitto, ma soprattutto per andare incontro a quelli che sono i veri bisogni umanitari. Con un budget di 2.95 milioni di euro, la missione di Caritas continua con il nuovo piano di aiuti 2024. Assistenza che mira a ristrutturare la clinica di Caritas Gerusalemme a Gaza City, potenziare l’assistenza medica per 7000 pazienti, dando un sostegno al reddito per 2750 famiglie, attraverso buoni acquisto e carte ricaricabili.

NECESSITÀ Ancora più stringenti dopo quasi otto mesi di guerra che hanno ridotto in macerie il territorio di Gaza, costretto circa l’80% della popolazione a rifugiarsi nei campi profughi nei pressi del valico di Rafah con l’Egitto e provocato una crisi alimentare e sanitaria. Per quanto riguarda la sanità nella striscia di Gaza funzionano solo 10 ospedali su 36. Numeri che spaventano perché sono sinonimo di una riduzione drastica dei servizi medici in una parte del mondo già di per sé in difficoltà, con carenza di medicinali, personale sanitario e sangue. Emergenza altrettanto critica quanto quella alimentare. Secondo i numeri forniti dal World Food Program circa 2.2 milioni di gazawi hanno raggiunto il livello di emergenza, mentre sono 1.1 milioni le persone che vivono in uno stato alimentare catastrofico. Stessa cosa per l’accesso all’acqua, il bene più prezioso che attualmente non è più garantito a tutti. Con il 56% delle strutture idriche fuori uso, i governatorati settentrionali stanno vivendo una situazione di emergenza estrema. L’esclation coinvolge anche Cisgiordania e Libano, con episodi terroristici in Siria, Iran, Iraq e Golfo di Aden, destabilizzando l’intero arco mediorientale.

Rossana Zorzato

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