La Pasqua arriva anche dietro le spesse mura del carcere dei Piccolini. Tra le liturgie pasquali celebrate dal vescovo Gervasoni, occupa un posto particolare quella tenutasi nella mattinata di domenica alle ore 9.30 nella casa circondariale di Vigevano. Con l’accompagnamento musicale di alcuni coristi volontari della Cappella Musicale della cattedrale, il Vescovo incontra, ad anni alterni, uomini e donne che stanno scontando una pena e che per questo motivo sono distanti dalle loro famiglie.
COMMOZIONE Quest’anno è stato il turno delle detenute donne: «Noi non abbiamo potuto fare a meno di notare una certa commozione nei loro occhi – raccontano alcuni dei coristi volontari che hanno seguito monsignor Gervasoni per la messa – soprattutto quando si è toccato il discorso “famiglia” in quanto mamme, sorelle, zie e anche nonne». Il gruppetto di donne che ha scelto di ascoltare la messa solenne è stato accompagnato da suor Diletta Brambilla, che le assiste tutto l’anno con catechesi e commissioni nonché dal personale in servizio, uomini e donne in parte anch’essi distanti dai loro affetti. Nell’omelia il vescovo Gervasoni ha voluto spiegare la differenza tra la resurrezione di Lazzaro e quella di Gesù.
CORPO NUOVO «Lazzaro ritorna in vita e ritorna a fare una vita normale – ha spiegato il Vescovo nella sua predica – Gesù invece quando risorge ritorna in un modo assolutamente nuovo. Innanzitutto non può più morire, al contrario di Lazzaro che sarebbe potuto morire di nuovo anche il giorno dopo. Inoltre Gesù non ha più il corpo come lo conosciamo noi, ma ha quello che in teologia viene definito un corpo spirituale. Il corpo di Gesù risorto ha il dominio dello spazio-tempo. Può entrare a porte chiuse e allo stesso tempo può mangiare insieme agli apostoli. Gesù viene riconosciuto solo se lo vuole: chiarificatore è l’episodio di Emmaus. Questo fenomeno spinge la nostra riflessione a notare che ciò che è fisico nella nostra realtà può essere oggetto di studio scientifico, ma non è così per ciò che è spirituale».
SPERANZA Lo scorso anno il Vescovo aveva fatto visita per Pasqua alla sezione maschile del carcere: nella sua omelia aveva indicato la differenza tra la giustizia dell’uomo, che impone che non si faccia del male ad altre persone ma non che ci si voglia bene, e la giustizia di Dio, che mediante il Cristo morto e risorto chiede invece che ci si ami gli uni gli altri mettendo in luce il comandamento dell’amore. Al termine della celebrazione, per un breve momento, mons. Gervasoni, il cappellano don Massimo Fusari e i coristi si sono intrattenuti con le detenute per scambiare parole di gioia e incoraggiamento, regalando loro una Pasqua di speranza.
Alessio Facciolo

