Puntare a formare chi cerca lavoro. È il senso del convegno “Educazione e formazione per un lavoro di qualità. Esperienze e testimonianze verso una strategia per la Lomellina”.
I RELATORI Una tavola rotonda promossa dalla Diocesi di Vigevano con Acli e Caritas Diocesana, che venerdì 1° maggio nell’auditorium della Caritas, in corso Torino, ha ospitato numerosi relatori moderati dal direttore de “L’Araldo”, Giuseppe Del Signore. Tra questi Enzo Garofoli, direttore della Fondazione Enaip Lombardia Pavia; Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Vigevano e Lomellina; Alberto Cazzani, imprenditore vigevanese già presidente di Confindustria Pavia. «L’Enaip — ha detto Garofoli — era vista un po’ come la scuola di ripiego per i ragazzi che non ce la fanno, per quelli più deboli e più disagiati. Noi non rinneghiamo questo ruolo, perché comunque accogliamo tutti anche e soprattutto i più deboli, ma non siamo solo questa cosa e negli anni siamo mutati moltissimo. Adesso facciamo un lavoro molto diverso. La formazione spesso è stata progettata con le imprese partendo da fabbisogni reali e non da programmi standard. Gli studenti e gli adulti hanno potuto fare esperienze dirette in azienda attraverso stage, tirocini e sempre un numero crescente di inserimenti in apprendistato. L’accompagnamento costante delle persone in questo percorso è di grande importanza.
Se penso a come era il nostro personale 30 anni fa e che tipi di professionalità inseriamo adesso nelle strutture formative, c’è un abisso.
FORMAZIONE CONTINUA Secondo Alberto Cazzani «la formazione deve essere continua. Mentre uno lavora, io devo continuamente dargli nuove competenze e tenerlo aggiornato per farlo crescere nel suo lavoro. Quindi questa è la prima cosa da fare, evidentemente, e devono farla i comuni, le associazioni di categoria, l’Enaip: formazioni professionali che siano adeguate ai lavori che il territorio cerca». Una preparazione, dunque, che tenga a conto di competenze trasversali e possa utilizzare quanto più possibile per la crescita di un lavoro, di un’educazione, di una produzione di qualità.

FARE RETE «La necessità di fare rete — è intervenuto Luigi Grechi — è evidente a tutti per le crisi che stiamo attraversando e che attraverseremo. Non nascondiamoci che siamo in una fase ulteriore di trasformazione, quindi non sappiamo bene quale potrà essere il nostro futuro e cosa abbiamo davanti. C’è anche un problema di inverno demografico, perché al di là dell’offerta formativa che deve essere aderente alle richieste delle imprese, manca la materia prima, cioè mancano persone». Quale sarà poi l’evoluzione dell’intelligenza artificiale? «La tecnologia degli ultimi cinque anni — ha proseguito Grechi — ha una curva che non ci permette neanche di capire molto bene quali saranno le prossime evoluzioni del settore produttivo.
Bisogna fare rete, portare i giovani a una formazione che sia aderente alle richieste delle imprese, c’è anche il discorso della trasformazione tecnologica e digitale che cambierà probabilmente il modo di lavorare di tutti e che dobbiamo ben tenere presente.
Il Vescovo: «Tra politica e dimensione umana»
Una riflessione ampia sul rapporto tra lavoro, politica e dimensione umana. Questi i temi affrontati dal vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni durante l’incontro dello scorso primo maggio “Educazione e formazione per un lavoro di qualità. Esperienze e testimonianze verso una strategia per la Lomellina”.
LIBERTÀ Monsignor Gervasoni è partito dalla figura di san Francesco, ricordando come la politica sia necessaria, ma non esaustiva della vita dell’uomo. «La dimensione politica è necessaria, ma resta strumentale e non ultima», ha osservato il vescovo, richiamando anche l’utopia di Tommaso Moro come esempio di una visione in cui il rischio è quello di un controllo totale della vita sociale. Il compito della Chiesa è quello di ricordare che l’uomo non può risolvere da solo ogni cosa senza perdere la propria libertà. L’uomo può compiere il male e così contraddire la libertà stessa, soprattutto quando il potere politico si trasforma in imposizione. La politica nasce come mediazione, ma può diventare oppressiva quando pretende di assorbire ogni ambito della vita. E in questa prospettiva, il riferimento a san Francesco diventa decisivo. I rapporti umani si fondano sull’amore, e l’amore si esprime nel servizio, che trova nella povertà la sua condizione di autenticità.
DONO Il vescovo ha poi messo in discussione la tendenza a identificare ogni attività con il lavoro. «Non tutto il lavoro – ha sottolineato – come molte relazioni fondamentali, come quelle di cura e familiari, è riducibile a logiche contrattuali». Quando ogni attività diventa lavoro, tutto viene rimesso alla regolazione politica ed economica, con il rischio di ridurre le relazioni alla sola contrattazione. Si finisce così per monetizzare anche ciò che nasce come dono e relazione gratuita. Da qui l’invito a recuperare la dimensione del dono come criterio fondamentale dell’essere umano. «L’attività umana trova la sua massima realizzazione nella prestazione di dono e non di contratto – ha spiegato mons. Gervasoni – Politica e contratto restano necessari, ma non possono esaurire il significato della vita sociale». Ed è in questa tensione si colloca anche la provocazione finale. La fede cristiana come appello che genera consenso e la necessità di distinguere tra formazione orientata all’efficienza ed educazione come esperienza di relazione e dono. In questo senso l’Eucaristia diventa paradigma educativo e soprattutto umano.
Dz, Rz



