Nel segno di san Giuseppe

È il personaggio sicuramente più silenzioso tra quelli citati nel Vangelo. Mentre altri parlano, discutono, proclamano, lui ascolta.

SILENZIO CHE NON PESA Pur avendo un ruolo da protagonista, nemmeno una battuta è scritta per lui nel copione della Storia della Salvezza, eppure il suo tacere cambia il corso degli eventi. È un silenzio che non pesa, che non è fuga, ma spazio. Uno spazio abitato da pensieri che maturano nella notte e da decisioni che sanno di coraggio. Superando le restrizioni della Legge e della tradizione ebraica, i suoi pensieri prima e i suoi gesti poi aprono una porta all’arrivo del Messia, che «viene a liberare il suo popolo». E quella porta non scricchiola: si apre con la discrezione di chi non cerca applausi. Giuseppe di Nazareth, carpentiere, falegname, umile lavoratore. Le sue mani conoscono il peso del legno, l’odore della resina, la fatica quotidiana.

UN UOMO COMUNE Di un’età indefinita e con un passato di cui nulla si sa, al di fuori della genealogia d’eccezione che lo fa discendere dal grande re Davide, è uno dei santi più invocati e raffigurati in ogni epoca e a ogni latitudine della grande storia della Chiesa. Un uomo comune, e proprio per questo straordinario. La sua santità non nasce da gesti eclatanti, ma dalla fedeltà feriale, dalla capacità di restare. C’è chi lo vuole anziano e già avanti negli anni — per fugare ogni dubbio sull’assoluta custodia della verginità di Maria — e chi invece lo immagina giovane, fedele e consapevole della grande missione affidatagli da Dio. C’è chi lo dipinge con il bastone e la barba bianca, e chi gli mette negli occhi la luce di una giovinezza temprata dalla responsabilità. In ogni caso, la sua esperienza umana e di fede resta centrale per comprendere il progetto della Redenzione, ideato da Dio «fin dalla fondazione del mondo».

Perché dentro quella storia immensa c’è anche il battito semplice di un uomo che sceglie di fidarsi. Oggi forse se ne parla poco e male, attribuendogli un’identità anacronistica che ne svilisce completamente il valore.

UNA SFIDA Vittima di un disegno superiore che deve subire, o semplicemente uomo come tutti gli altri, trasformato dalla devozione in un personaggio da immaginetta, è per la mentalità moderna una vera e propria sfida, un pugno nello stomaco che richiama — incarnandole in un’umanità vissuta in pienezza — virtù (già qui il termine crea difficoltà a molti) decisamente “fuori moda”. Eppure non c’è nulla di più attuale di un uomo capace di custodire senza possedere, di proteggere senza imporsi. Castità perfetta, obbedienza gioiosa, silenzio e nascondimento non rientrano, infatti, tra le qualità che oggi si attribuirebbero a un uomo di successo. Eppure è proprio qui il segreto della sua grandezza: la scelta di un amore che si esprime nella purezza, di una libertà che si dona pienamente in una consegna a un progetto più grande, nel quale si riconosce il Bene con la “B” maiuscola e attraverso il quale si scopre il proprio posto, con quel “protagonismo in secondo piano” proprio dei saggi e dei santi.

don Carlo Cattaneo

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