«Cosa vuol dire bello? Cosa c’entra il corpo con il bello? Chi vi ha fatto sentire belli?» Da queste domande, semplici e potenti, è cominciato il viaggio del progetto “Porte aperte”. Un cammino che, negli oratori, ha trovato la sua voce tra le risate e i silenzi dei ragazzi, nelle sere in cui la convivialità si trasforma in riflessione e scoperta. Il primo ciclo di incontri è quasi giunto al termine, e i laboratori dell’Officina Giovani hanno dato forma concreta al principio del “learning by doing” di Dewey: imparare facendo, ma soprattutto vivendo, condividendo, costruendo insieme.
Il tema inaugurale è stato quello della bellezza, intesa non come apparenza ma come gesto, verità, relazione. Guidati dalla psicologa e psicoterapeuta Antonella Auletta e dalla pedagogista Emanuela Basetta, i ragazzi hanno esplorato se stessi e l’altro, scoprendo che la bellezza è anche dubbio, fragilità, sguardo reciproco.
Riflettere insieme – sottolinea il gruppo di lavoro diocesano – è un obiettivo educativo fondamentale: significa imparare a guardarsi e a guardare l’altro con occhi nuovi, riconoscendo nella relazione la fonte più pura della bellezza.
Auletta spiega che partire da questo tema non è stato casuale: «Si è belli quando si è giusti, buoni, leali, generosi, coraggiosi. Allenare la virtù della bellezza significa toccare il cuore dell’educazione e di ciascuno. Abbiamo voluto cominciare proprio da qui, per risvegliare la parte più delicata e vera dello spirito dei ragazzi.» Nei prossimi mesi, l’Officina Giovani continuerà il suo cammino con nuove parole-chiave: coraggio, fede, fiducia, verità. Saranno tappe diverse di uno stesso viaggio verso una crescita consapevole e condivisa, dove ogni ragazzo impara a riconoscere – negli altri e in sé – la bellezza che abita la vita.
Davide Zardo


