Alice Scalas Bianco, “Le cose che non si dicono”

Quelle cose che non si vogliono dire, che non si devono dire ma anche quelle cose che non si riescono a dire. Milo è un ragazzo di 19 anni come tanti, ha sogni, si vuole realizzare, vuole far parte del mondo ma anche farsi accettare da esso. Ha 19 anni e lascia la Toscana, una mamma infelice, per andare a Trieste, dove ha eredidato la casa di un nonno che non ha mai conosciuto. Cambia vita, lascia tutto per andare in una città in cui non conosce nessuno, nella quale è solo ma ha la speranza di riuscire a capire chi è, di ritrovare qualcosa dentro di sé e di riuscire a fare sua una realtà a primo impatto a lui estranea.

Alice Scalas Bianco
La vincitrice del premio Campiello Giovani Scalas Bianco (foto Ansa – Andrea Merola)

IL PRIMO ROMANZO Si intitola “Le cose che non si dicono” (per i tipi di Bompiani) il primo romanzo di Alice Scalas Bianco, scrittrice vigevanese nata nel 2002 e vincitrice nel 2021 del Premio Campiello Giovani con il racconto Ritratto di Parigi. È laureata in Lettere Moderne e frequenta la magistrale di Letterature Comparate Europee tra l’Alma Mater e l’Università di Cambridge. Ecco, tra un esame e un altro, tra la preparazione della tesi e altri impegni, è nata l’idea di scrivere un romanzo. “Le cose che non si dicono” è disponibile da mercoledì 9 settembre, e racconta la storia di un ragazzo ispirato «a una persona che è stata importante nella mia vita – spiega l’autrice – però man mano che lo descrivevo lo ritrovavo molto simile a me, soprattutto per quanto riguarda l’incomunicabilità delle cose importanti, e una profonda insicurezza che ho come tanti ragazzi. Il libro è ambientato alla fine degli anni Ottanta ma Milo è comunque un personaggio ancora contemporaneo. La paura di farsi vedere fragili, di essere se stessi davanti agli altri sono tutti aspetti che ho cercato di evidenziare. Milo ha un rapporto particolare con la nudità, sia fisica sia emotiva: io mi rivedo in lui».

GENITORI E FIGLI E ancora capire le scelte che i genitori fanno per il futuro dei propri figli, il rapporto conflittuale tra Milo e sua mamma Gaia, che forse nasconde qualcosa di più profondo, riscoprendo «il perché un genitore si è comportato un determinato modo con il figlio – racconta Scalas Bianco – io con mia mamma ho un ottimo rapporto, da questo punto di vista sono diversa da Milo ma di mio ho messo il riscoprire il rapporto genitoriale alla luce di una maturità adulta e del vedere i genitori

non come statuette che devono essere perfette ma come persone a tutto tondo, con i loro problemi, le loro storie, i loro segreti. Sbagliano anche loro, così come sbaglia Milo, che commette errori a non finire.

NON SI DICONO La storia di Milo, con i suoi errori, le sue cadute, i suoi amori non ricambiati, è insomma un viaggio dentro i non detti: «Nel romanzo c’è un po’ la cultura italiana del fatto che certe cose non si devono dire perché davanti agli altri bisogna sempre fare bella figura, cose di cui magari ci si vergogna anche. La trama è portata avanti da assenze e omissioni, nessuno dei personaggi vuole raccontare la verità. Le cose che non si dicono sono i segreti che ognuno si porta dentro, ma sono anche le cose che non si riescono a dire. Milo non riesce mai a essere del tutto sincero, a volte dentro i suoi insulti ci sono richieste di aiuto. Le cose che non si dicono sono anche quelle cose che non ha senso dire. Nei momenti importanti forse esplicitare certe cose non serve».

Edoardo Varese

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