Preghiera, il tempo che non corre e respira

La preghiera, oggi, è una forma di resistenza gentile: un gesto controcorrente, come fermarsi in mezzo al rumore per ascoltare il battito lento del mondo.

PERCHÉ PREGARE Sostenere con l’8 per mille la Chiesa cattolica significa anche dare fiato a chi custodisce questo spazio di silenzio: non solo mura e campanili, ma persone che tengono accesa una luce quando tutto corre, quando tutto chiede fretta, efficienza, prestazione. È il caso del monastero del Santissimo Sacramento in via Trento a Vigevano, dove le suore di clausura guidate dalla madre superiora, suor Jennifer, pregano incessantemente per le intenzioni di molte persone che si rivolgono a loro. Perché è importante pregare? «Chiunque, cristiano o non cristiano – spiega la madre vicaria, suor Maria Rosaria – sente il dovere di un rapporto col suo Dio attraverso una preghiera semplice, che si esprime attraverso la vita e abbraccia l’universo. La preghiera eleva l’anima a Dio, ne assorbe la bellezza e la creatività della vita». Cosa si prova a pregare? «È come un rapporto tra padre e figlio. Io personalmente sento una gran gioia, una felicità, e percepisco come un’ombra che mi copre.

In quel momento capisco che Gesù mi ama, e mi sento parte di Lui, come Lui è parte di me. Per noi monache è un rapporto mistico sponsale, siamo spose del Signore. Il suo è uno sguardo che rassicura, dà tranquillità, trasmette la pace.

suor Rosaria

RINGRAZIAMENTO Quando preghiamo siamo abituati a chiedere una grazia, un favore, a volte un miracolo: quanto è importante invece pregare per lodare e ringraziare Dio per quanto già abbiamo? «La nostra madre fondatrice, suor Geltrude Comensoli, ci ha insegnato a dare un rendimento di grazie a Dio. Io posso raccontare la mia esperienza personale di preghiera: mi metto come creatura davanti al Signore e lo ringrazio per tutto ciò che mi ha donato, per la meraviglia delle montagne e della natura. E sento che Lui mi ricompensa. La preghiera di ringraziamento ci permette di sentire la tranquillità, la pace dell’anima. La vita stessa ci unisce alla preghiera, anche nella sofferenza. La preghiera semplice è rendimento di grazie, e porta la vita perché permette di stare uniti a Dio».

LE RICHIESTE Il monastero riceve molte richieste di preghiera, anche da fuori Vigevano: lettere, biglietti, gente che viene a esporre i suoi problemi di persona, parlando attraverso la grata che separa – solo apparentemente – le suore dal mondo. Le monache si danno il cambio con turni di preghiera, in modo che in chiesa ci sia sempre qualcuna di loro. Ma ci sono, a volte, dei riscontri, notizie di preghiere andate a buon fine? «Certo, – risponde suor Maria Rosaria – quasi ogni giorno qualcuno torna a ringraziare. Proprio adesso sono andate via alcune di queste persone che ci avevano chiesto di pregare e che ci hanno appena detto di essere state esaudite. Una volta è venuta una signora a chiederci di pregare per suo figlio, e dopo qualche tempo lui è venuto con la fidanzata per dirci che aveva trovato un lavoro, e ringraziarci.

Poi ci sono tanti figli che ritornano dai genitori dopo essersene allontanati. È un po’ come la parabola del figliol prodigo.

DOMANDE APERTE La preghiera, insomma, non serve a “fare”, ma a essere. Chi aiuta a riscoprirla ricorda che non siamo soto ingranaggi, ma domande aperte, che esiste un tempo che non produce ma nutre, un tempo in cui le ferite respirano, le colpe si sciolgono, la speranza smette di essere uno slogan e torna carne viva. L’8 per mille diventa allora una specie di seme, che cade nella terra di parrocchie, monasteri, comunità, luoghi dove qualcuno insegna ancora a stare fermi, a dire grazie, a dire perdono, a dire “eccomi”. Luoghi dove la preghiera non è fuga dal mondo, ma un modo diverso di abitarlo, con più misericordia. Sostenere chi custodisce la preghiera è un atto discreto, quasi invisibile, ma è così che agiscono le cose importanti: lavorano sotto la superficie, come le radici.

Davide Zardo

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