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    HomeDiocesiS. Ambrogio, il Vescovo: «Ritrovare gli sguardi della gente»

    S. Ambrogio, il Vescovo: «Ritrovare gli sguardi della gente»

    Un discorso, quello tenuto dal Vescovo in Cavallerizza per i sindaci e gli amministratori della Diocesi, che ha avuto come tema la pace sociale. Una pace resa difficile dall’emergenza sanitaria, trasformatasi in emergenza economica e politica, che «ha sconvolto le dinamiche a cui eravamo abituati e ha reso drammatiche alcune situazioni che già stavamo vivendo, creando eventi inediti di conflitto sociale». Una conflittualità che è cresciuta quando si è prospettata la possibilità di uscire senza troppi danni dalla pandemia attraverso il ricorso al vaccino.

    «L’attenzione sociale si è spostata dalla cura delle relazioni, all’attenzione ai protocolli, non per vivere bene tutti insieme, ma per riprendere la vita normale con i vantaggi che essa sembrava poter restituire. In pratica si sono accentuate le attese economiche e le attese di benessere individuale. La condizione per raggiungerle è stato il vaccino, il motivo la difesa della salute, lo scopo il benessere. La situazione emergenziale ha poi giustificato tutti i sacrifici imposti, ma orientati al conseguimento di interessi frammentati e solo estrinsecamente unitari». La contrapposizione tra vax e no-vax ha messo in evidenza la scarsa coesione sociale e culturale del nostro Paese, ma anche l’impressionante lacuna della classe politica, troppo preoccupata del consenso elettorale e perciò alla ricerca del plauso immediato dei cittadini o del consenso di ciò che appare come evidentemente più buono al senso comune, non della ricerca di ciò che deriva da un’osservazione critica e morale della realtà per il bene di tutti.

    «Il problema sembra essere il fatto che l’unico vero e riconosciuto valore morale, perseguito ormai in modo ossessivo, è la crescita economica, identificata con il benessere personale e sociale. Si affrontano sacrifici evocando spauracchi. Per evitare il peggio occorre impegnarsi tutti insieme ed efficacemente: i diritti sono semplicemente sospesi. La crisi vera di questo tempo è quella morale, per cui il valore delle persone è sospeso alla qualità delle prestazioni regolate. Ma le regole sono affidate agli esperti, i cui criteri non sono di carattere etico in senso fondamentale, ma etico in senso procedurale. Siamo in mano ai virologi e ai banchieri e ai finanzieri. Sullo sfondo restano gli imprenditori, che cercano investimenti più produttivi e meno obsoleti».

    Poi una nota sul primo articolo della Costituzione: «La Repubblica è democratica veramente se tutti i cittadini si impegnano con il lavoro al bene di tutti. E’ la base di ogni mutualità e di ogni responsabilità per il bene comune. Che cosa succede a questo principio morale, fortemente voluto dopo la guerra e desiderato per la ricostruzione, quando introduciamo il concetto di reddito di cittadinanza? E che cosa succede se a coloro che non si vaccinano noi impediamo l’accesso al lavoro? La cittadinanza diventa da condizione per un impegno responsabile e generoso per il bene comune, condizione per esigere un reddito e la salute pubblica diventa la condizione per escludere alcuni dalla cittadinanza impegnata nel lavoro».

    Vigevano Sant'Ambrogio 2021 - Olio
    il sindaco di Garlasco Molinari offre l’olio per la lampada votiva

    Quindi una riflessione sul ruolo della Chiesa: «Il cristiano sa che egli confessa la verità solo se mosso dallo Spirito Santo e se segue Gesù sulla via della croce. Ma proprio qui sta la grande opportunità della missione cristiana. Essa è costituita da un annuncio, non da una formulazione giuridica. E l’annuncio parla al cuore, perché muova dal di dentro l’agire degli uomini. Si tratta di una nuova forma di libertà che si esprime nel servizio, nel perdono, nell’umiltà, nel rispetto, al fine che tutti si lascino convincere ad agire nello Spirito e perciò nell’amore. L’annuncio nasce dall’amore e l’amore non costringe, ma convince. Da questo legame nasce la comunità cristiana e su questi legami si può sviluppare una società anche civile e politica di grande respiro etico».

    L’equilibrio tra repressione e fiducia anima in modo storico ogni percorso pedagogico: per questo non esiste una politica di ordine assoluto, ma non esiste neppure una linea anarchica dell’agire di un popolo. «Tra questi due estremi si colloca la dimensione educativa ed elettiva della libertà, il cui fondamento non può che essere legato alla fede. L’annuncio della carità che viene da Dio e che Gesù ha mostrato e realizzato nella sua vita, non si esaurisce tanto in leggi e precetti, quanto in appello ed esempio che trovano compimento nella fede e non nelle opere. Così le opere buone appaiono come testimonianza di una fede capace di convincere e di appellare. Questo orientamento va dalla parte opposta a ciò che sta succedendo oggi. Non si cerca di convincere, non si attuano forme di dialogo per giungere a mediazioni condivise e responsabili, ma si propongono protocolli vincolanti e verificabili in modo anonimo ed efficace. Il limite più evidente appare proprio nel fatto che la realtà non si lascia facilmente ingabbiare dagli schemi pratici proposti».

    L’augurio del Vescovo è che il cammino di ripresa non segua solo le regole dei protocolli imposti, ma si sforzi di non lasciare indietro nessuno e di valutare le conseguenze sociali complessive delle varie azioni, non solo dal punto di vista economico e finanziario. «Proprio l’emergenza ambientale ci fa capire che il dogma della crescita economica deve fare i conti con un altro dogma ormai evidente: le risorse non sono infinite e perciò occorre introdurre regole di distribuzione secondo giustizia e non solo secondo efficienza di crescita economica. La vecchia regola degli artigiani di non buttare via nulla e di riparare tutto finché possibile, ritorna a evocare attenzioni oltre la regola ormai diffusa oggi di buttare ciò che non serve e di guardare l’economicità dei processi come criterio definitivo».

    Infine un accenno agli enti locali e al ruolo dei sindaci, con la loro capacità di incontrare le persone e le situazioni, non solo i casi e i problemi. «Quante volte i sindaci incontrano non tanto casi da risolvere, ma sguardi che ti fissano negli occhi? Quante volte le fragilità appaiono francamente insuperabili con le risorse delle procedure e delle normative? Quante volte, però, avete trovato una soluzione di coinvolgimento che ha dato serenità e soddisfazione personale molto più profonda? A voi chiederei, se me lo concedete, di stare vicini alla gente con un’attenzione particolare proprio a chi fa più fatica. Vi chiederei di stimolare il più possibile la società civile alla collaborazione per il bene comune. Vi chiederei di spronare la comunità cristiana a fare bene il suo compito di annuncio e di appello per convincere i cuori al bene comune e all’impegno sincero da parte di tutti, proprio a partire da testimonianze generose di vicinanza e di impegno. Vi chiederei di non stancarvi di spronare la collaborazione di tutti e il coinvolgimento di tutti, anche permettendo progettualità non in linea con la linea politica maggioritaria, ma in linea con la risoluzione dei complessi problemi delle persone, che non si lasciano ridurre agli schemi della politica».

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