Servizio civile, un anno per gli altri

C’è un’Italia che non appare nelle cronache quotidiane ma che costruisce, giorno dopo giorno, il suo futuro con gesti semplici e concreti.

TEMPO PER GLI ALTRI È l’Italia dei giovani che scelgono di dedicare un anno della propria vita al Servizio civile universale, rinunciando a un po’ di tempo per mettersi al servizio degli altri in cambio di un piccolo rimborso spese. Dal 28 maggio 2025, a Vigevano, nove ragazzi e ragazze tra i 19 e i 28 anni hanno intrapreso questa strada, entrando nelle strutture della Caritas diocesana. Vi resteranno fino a fine maggio 2026, vivendo un’esperienza che non è soltanto un impegno di volontariato, ma anche una scuola di vita. Il Servizio civile universale è la scelta di contribuire alla difesa non armata della patria, di promuovere la pace e i valori fondativi della Repubblica italiana, attraverso azioni concrete per le comunità e i territori. Per i giovani tra i 18 e i 28 anni, rappresenta un’occasione di crescita personale e professionale. Un percorso che unisce formazione, responsabilità sociale e, non da ultimo, un riconoscimento economico di 507.30 euro mensili per 25 ore settimanali suddivise in cinque giorni lavorativi.

A Vigevano i progetti attivati dalla Caritas rientrano nei grandi ambiti della grave emarginazione e della salute mentale, declinati in iniziative concrete come il progetto regionale “Vita è dono“, il progetto nazionale “È più bello insieme“ e il progetto regionale “Voce del verbo scoprire“.

FRAGILITÀ I nove giovani hanno trovato collocazione in realtà diverse, tutte accomunate da un unico filo rosso: l’attenzione verso le fragilità. Cinque ragazze prestano servizio presso il Centro di ascolto diocesano “Don Tarcisio Comelli”, attivo dal 1992. Qui si incontrano persone segnate da difficoltà sociali, disoccupazione, solitudine, dipendenze, fallimenti migratori o gravi problemi economici. Oltre al contatto diretto con chi bussa alla porta, le ragazze si occupano anche di supportare il magazzino due volte a settimana, tra consegne e inventari dei pacchi alimentari destinati alle famiglie in difficoltà. Una ragazza opera invece a Casa Miriam, comunità che accoglie singoli o coppie con problemi di tossicodipendenza, insieme ai figli più piccoli, offrendo non solo un tetto ma anche servizi specialistici e percorsi di sostegno. Un ragazzo e una ragazza sono entrati nella realtà del dormitorio maschile Casa Josef, struttura a bassa soglia che accoglie uomini maggiorenni italiani e stranieri, aperta tutto l’anno e gestita in collaborazione con Comune, carabinieri e Questura. Infine, una ragazza presta servizio a Casa Jona, residenza psichiatrica per trattamenti terapeutico-riabilitativi e percorsi di residenzialità leggera, che accompagna persone con fragilità mentali nel cammino verso una maggiore autonomia.

SOLIDARIETÀ Esperienze intense, che mettono a confronto con il lato più duro della realtà ma anche con la forza della solidarietà. I giovani del Servizio civile non portano solo braccia e tempo: portano sguardi freschi, ascolto, nuove energie. Per loro sarà un anno di crescita personale e di scoperte, per le comunità sarà un dono prezioso.

Davide Zardo

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